martedì, 19 febbraio 2019

Berlinale 69: Il corpo (umiliato) della sposa

Berlinale 69: Il corpo (umiliato) della sposa

Berlino, 12 Febbraio (red. Cin.)- Si chiama gavage: è un rituale che impone praticamente un ingrasso forzato alle future spose Maure, nel cuore dell’Africa, per raggiungere una bellezza ideale, esattamente all’opposto delle nevrosi per la magrezza che il mondo dei consumi e dell’immagine impone alle donne di tutto il cosiddetto mondo ‘civilizzato’. Lo racconta il film di Michela Occhipinti Il corpo della sposa- Flesh Out a Berlino, sezione Panorama, nella fotografia inedita di una Mauritania sospesa tra tradizioni ataviche e modernità non ancora così forte da rompere con il passato. La regista, classe 1968, pur essendo nata a Roma è vissuta tra il Marocco e Hong Kong, il Congo e la Svizzera. Fino ad oggi documentarista (Lettere dal deserto, Elogio della lentezza ), affida alla giovane Verida il compito di incarnare e mettere in scena la storia di un gavage verso il matrimonio combinato dai suoi genitori: deve raggiungere un peso intorno ai cento chili, che significhi ricchezza e benessere, ma che risponda anche alla ricca dote offerta dalla famiglia dello sposo ad una sposa in salute e quindi bene ‘in carne’. Dieci pasti al giorno, compresi di sveglie notturne e il rituale della bilancia – un peso di controllo da parte di un ragazzo incaricato di seguire la pratica – per Verida, una guida nel film in un mondo dove tutto congiura per un risultato da raggiungere, anche attraverso festini a base di cibo, ma anche creme sbiancanti per chi ha la pelle più scura e il sogno di studiare all’estero. Michela Occhipinti ha lavorato con la sceneggiatrice Simona Coppini e con lo sguardo dell’autrice della fotografia Daria D’Antonio, in piena sintonia anche con il montaggio (Travaglioli). Presentando il film racconta: “Nel 2012 sono stata in Mauritania per un mese e insieme a Sidi , nel film il ragazzo della bilancia, sono entrata nelle case e ho posto milioni di domande. In un salone di bellezza un’anziana mi ha fatto vedere le smagliature sulle sue braccia, segno di grande bellezza. Un tempo il gavage era estremo, veniva compiuto nell’arco di una sola notte e molte morivano con questa pratica, chiamata ‘el leila’. Oggi non si fa più ma nei villaggi del deserto, per bambine e ragazze molto giovani, è ancora molto diffuso, serve anche ad anticipare il primo ciclo, perché le bambine crescano più in fretta. Pronte per il matrimonio combinato. E l’ingrasso.

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