domenica, 21 aprile 2019

Berlinale 69: Fatih Akin choc e tante donne

Berlinale 69: Fatih Akin choc e tante donne
Photo Credit To Pietro Coccia

Berlino 11 Febbraio (ldc)- Juliette Binoche intreccia una storia sentimentale sul web e Diane Kruger è una spia del Mossad, gelida e determinata, sugli schermi della Berlinale che, intanto, divide il pubblico – e non solo la critica- sullo choc del film che racconta il serial killer dei femminicidi di Amburgo: l’assassino che uccise e murò tra le pareti della sua soffitta i corpi martoriati e sezionati di quattro sue povere vittime. Anche così la Berlinale, al giro di boa del suo primo week end, parla di donne. E mentre anche il direttore del Festival, Dieter Kosslick –come i principali festival del mondo- ha firmato il protocollo “per la parità di genere”, coerente con la linea di attenzione alla realtà che sigla da sempre la sua linea editoriale, Berlino offre una galleria di storie e ritratti che fanno soprattutto riflettere, lasciando poco spazio al glamour e al rito del red carpet.

Molto discusso il film di Fatih Akin, ispirato dalla vicenda del serial killer Fritz Honka, l’uomo che ad Amburgo negli anni ’70 uccise, e nascose nelle pareti della sua miserabile soffitta quattro donne. Un film violento, come abbiamo già sottolineato, accolto con freddezza e scandalo da un pubblico che ne rimasto scioccato. “Certamente sono il primo a volere un mondo senza serial killer – ha commentato il regista in conferenza stampa – ma ho adorato il romanzo di Heinz Strunk dal quale il film è tratto e come lui, volevo dare dignità a un mostro come Fritz Honka, che somigliava ad un Frankenstein”. Ma il regista non ha nascosto anche la voglia di giocare con l’horror: “Una passione che ho fin da quando avevo otto anni quando andai a vedere di nascosto con mio fratello gli zombie de La notte dei morti viventi, mentre mia mamma era all’ospedale. Capii subito che era finzione, non realtà”. Purtroppo, però. dietro il suo film berlinese c’è oltre il libro una storia vera. Con le vittime di un killer che ancora fa tremare la Germania al ricordo dei suoi efferati delitti.

Ma torniamo alle donne, non solo al protagonismo di Diane Kruger e di una presidente di Giuria molto protagonista come Juliette Binoche ma a una grande firma europea come la regista polacca Agnieszka Holland in concorso con il suo Mr. Jones, (il biopic del giornalista gallese Gareth Jones). Anche Alba Rohrwacher è apparsa sugli schermi della Berlinale tra i protagonisti di Hellhole, opera seconda del belga Bas Devos presentata a Panorama. Un film corale che mette in scena lo sgomento di Bruxelles all’indomani degli attentati del 22 marzo 2016. In una città violata dal terrore. Alba (così si chiama anche il suo personaggio)è una traduttrice simultanea del Parlamento europeo e confessa alla sorella lontana le sue paure quotidiane perdendosi tra discoteche e sesso occasionale, fino a perdersi anche sul lavoro.

In questo week end ricco di titoli interessanti in Panorama più che nel concorso il pubblico della Berlinale ha applaudito anche altre storie e altri mondi, lontani dal calore mediterraneo. Come Stealing Horses, con il quale il regista norvegese Hans Petter Moland è tornato in concorso a Berlino raccontando una storia nata nel cuore dell’inverno di un Nord Europa in cui sembra non ci sia non sembra aver molta voglia di socializzare: un teatro gelido in cui una serie di flash back riportano due vecchi amici alla loro infanzia e giovinezza, all’occupazione nazista e allo scontro drammatico tra collaborazionisti e partigiani. Scena completamente diversa per The Operative di Yuval Adler, fuori concorso, in cui Diane Kruger racconta l’esperienza di lavoro e la vita reale di un’agente del Mossad: niengte sparatorie o inseguimenti in auto “alla James Bond”, come ha voluto sottolineare Diane Kruger ma “la realtà di cosa deve fare una spia, che passa gli anni servendo l’organizzazione, cambiando di continuo nome e di conseguenza personalità”.

Sempre fuori concorso la Berlinale, in omaggio alla sua Presidente di giuria, ci fa scoprire una Juliette Binoche diversa e trasgressiva che inaugurerà con questo film a Giugno il prossimo Biografilm: in Who you Think I Am interpreta un film che parla di sesso telefonico e in cui il suo partner è tra l’altro, Francois Civil, proprio l’attore che aveva interpretato suo figlio qualche anno fa in Elles. Binoche mette in scena una professoressa cinquantenne, madre single (e colta) di due figli, che non ha mai davvero accettato lo strappo dal padre dei suoi figli e l’abbandono. E, sul web, si lascia andare ad un corteggiamento, poi ad una storia di sesso telefonico, che racconta, commentando il film, con assoluta naturalezza, senza imbarazzi: “E’ stato per me giocare con tante identità allo stesso tempo e scoprire anche nuove esperienze di desiderio sessuale grazie a una sceneggiatura scritta come una matrioska russa…”.

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