martedì, 20 agosto 2019

Berlinale 69: così, dopo i premi, la notte della Paranza

Berlinale 69: così, dopo i premi, la notte della Paranza

Berlino 16 Febbraio (red.Cin.)- “Ho scritto questo film per raccontare una verità, qualcosa che nel nostro Paese è sempre più difficile. Viviamo in un’Italia in cui si parla di invasione di migranti e non si parla invece dell’invasione costante e sistematica di capitali criminali”. Così Roberto Saviano ha commentato l’Orso d’Argento alla migliore sceneggiatura vinto, insieme a Maurizio Braucci e al regista del film, Claudio Giovannesi, da La paranza dei bambini. Un Premio che lo ha emozionato come quel primo giorno in cui seppe che il suo libro sarebbe diventato un film. E che ora dedica “alle Ong che salvano le vite nel Mediterraneo” e “a quei maestri di strada che salvano vite nei quartieri popolari”.
Una dedica anche da Braucci: all’amicizia, che ha legato la squadra del film per il lungo periodo della lavorazione ma ancor prima, nella sua preparazione e soprattutto “ai ragazzi del Sud che hanno bisogno di supporto, più di quanto ne abbiano ora. E per questo è importante proprio l’amicizia, tra l’Italia e gli altri Paesi”.
Felice di condividere a Berlino il successo del film con tutto il gruppo che gli ha consentito di realizzare La Paranza dei bambini Claudio Giovannesi, ha ringraziato, infine, tutti quelli che lo hanno aiutato a realizzare il film, ma soprattutto Roberto Saviano per averlo scelto e ovviamente la Berlinale per averlo selezionato: la sua dedica è però all’Italia “con la speranza che l’Arte, la Cultura e l’educazione tornino a essere una priorità”.
Dopo le dediche, nella tradizionale conferenza stampa che ha seguito l’annuncio dei vincitori, le risposte alle domande dei giornalisti internazionali: “Da dove siamo partiti? Il primo impulso è arrivato da Saviano, è lui che mi ha fatto un dono e da lì è partito tutto” ha risposto Giovannesi. “E’ così” ha confermato ancora una volta, da Berlino, lo scrittore. A lui la stampa chiede quanto sia difficile vivere oggi in un’Italia che non sembra troppo ospitale, per chi racconta storie come le sue combattendo ogni criminalità organizzata. “Non so se il mio sia coraggio, mi sono trovato in questa situazione” ha risposto lo scrittore che continua a vivere sotto scorta: “Vivo tra due forze opposte, una mi ricorda che sono condannato a morte, l’altra pensa che sia tutta una fake news. Se non mi ammazzano, significa che non è vero che sono in pericolo. Ma scrivere, come ho detto, per me è resistere. Quando l’Italia si muove per raccontare la realtà viene ascoltata e questo è un grande onore”.
Sul film poi Saviano insiste: “Volevamo raccontare cosa accade quando i bambini decidono di cambiare le sorti della propria vita iniziando la loro guerra. Pur senza nascondere la ferocia della loro scelta, li abbiamo osservati e raccontati seguendo il filo della loro umanità”. Per Braucci, “una materia dolorosa perchè si tratta di ragazzini abbandonati a se stessi. Uno scandalo che si ripete. E spero che il film serva a prendere consapevolezza di qualcosa che accade a Napoli così come in molte parti del mondo. Storie cruente? Sono reali, magari potessimo raccontare la loro gioia”.
Conclude Giovannesi: “Abbiamo raccontato ragazzi che potevano essere nostri figli o fratelli, non dei piccoli criminali ma esseri umani, La paranza dei bambini non è un film di denuncia o su Napoli, ma un film sull’adolescenza, quindi su tutto il mondo E se suscita empatia è perché racconta la forza e la grazia dell’umanità”.
La 69ma edizione della Berlinale condotta da Anke Engelke, è stata anche l’occasione per un saluto e un passaggio di consegne tra Dieter Kosslick- uscito di scena al grido di ‘Let’s rock!’, con un grazie ai suoi più stretti collaboratori- e Carlo Chatrian, che prenderà dall’anno prossimo il suo posto. Dispiaciuta di non aver potuto avere al Festival come annunciato One Second di Zhang Yimou, ‘la Presidente della Giuria Juliette Binoche ha detto: “Il film ci è mancato, speriamo di vederlo presto in sala”.
Ritirando l’Orso d’Oro per Synonymes, l’israeliano Nadav Lapid, lo ha dedicato a sua madre, montatrice del film,, scomparsa proprio durante le riprese.. “Un film che racconta di qualcuno che fugge da un Paese dove non ci si possono porre domande, e va verso una melodia umana da cui è al contempo attratto e spaventato”. Con Grace à Dieu, sul tema della pedofilia e dell’omertà nella Chiesa, François Ozon ha ritirato (con una punta di delusione?) il Gran Premio della Giuria: “Il film racconta una storia vera, accaduta a Lione, ma è stato difficile produrlo e per farlo circolare è in corso una vera e propria battaglia”. Premiata per la migliore regia Angela Schanelec ( Ich war zu Hause, aber… ) e la giuria ha anche segnalato la giovane Nora Fingscheidt con System Crasher, nessun riconoscimento ufficiale invece ad un’altra regista, Teona Strugar Mitevska (autrice dei macedone God Exists, Her Name is Petrunya) che ha avuto comunque una messe di riconoscimenti collaterali. Gli attori (Wang Jingchun e Yong Mei) sono i protagonisti del dramma familiare cinese, applauditissimo, So Long, My Son.
“I nostri film si sono venduti all’estero e le critiche sono state ottime per tutti i titoli. Si può parlare di un’accoglienza molto buona” è il commento di Roberto Cicutto, Presidente e ad di Luce Cinecittà. Il denominatore sorprendentemente comune di quest’edizione della Berlinale “sono i protagonisti di questi film, ragazze e ragazzi colti nella vita reale o a cui viene chiesto di interpretare personaggi vicini alla loro esistenza. Nessuno è professionista, tutti portano la forza del reale e la bellezza dell’età, le giovani donne di Dafne e Il corpo della sposa, i ragazzi de La paranza dei bambini e Selfie, i corpi fisici e sociali di Normal. A partire da un approccio che si può definire ‘realistico’, il cinema italiano ha dimostrato alla Berlinale numero 69 di avere una marcia in più, trasfigurando poeticamente dalla realtà i suoi volti, le sue molteplici identità. E lo ha fatto portando storie marginali, al centro della scena” Una forza con la quale “ha dimostrato che sa accogliere senza timore e con poesia e bellezza quello che non sempre vorremmo vedere, sta la forza di un cinema che dimostra di sapersi aprire e raccontare al mondo. Una forza espressiva alla fine anche premiata”. L’Orso d’argento al film di Claudio Giovannesi “è un premio straordinario che storicamente riconosce il talento di un giovane autore, che va affermandosi. E che merita in pieno questa vittoria, per il lavoro che conduce con i ragazzi con cui lavora e la passione nel raccontare storie di gioventù emarginata2. Ricordiamo infine che a Dafne di Federico Bondi è andato il Premio Fipresci della Federazione Internazionale della critica: prodotto da Vivo Film e Rai Cinema, sarà nelle sale italiane dal 21 marzo, distribuito da Istituto Luce Cinecittà. E contano su un distributore e sulla possibilità di uscire in sala: Selfie di Agostino Ferrente e Normal di Adele Tulli (entrambi ancora con Istituto Luce Cinecittà) e Il corpo della sposa di Michela Occhipinti (con Lucky Red).
A tutti i loro autori, protagonisti, tecnici e ai produttori il grazie e i complimenti del Sngci

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