domenica, 21 luglio 2019

Berlinale 69: camorra & millennials in un Selfie

Berlinale 69: camorra & millennials in un Selfie

Berlino 9 Febbraio (ldc) – C’è una curiosa sintonia tra il film italiano quest’anno in concorso a Berlino – La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi- e il docufilm di Agostino Ferrente, il primo dei titoli italiani alla Berlinale 69, che oggi lo ha preceduto in Panorama: con la Paranza, nato da un racconto di Roberto Saviano anche Selfie (Ho sognato che Davide era vivo) di Ferrente, parla infatti dei ragazzi, in qualche caso davvero ragazzini, che convivono con un’educazione alla criminalità in qualche modo segnata dall’ambiente e naturale come la convivenza col cellulare.

Selfie è un documento incredibilmente realistico perché senza mediazioni riesce a raccontare da (molto) vicino l’autobiografia quotidiana di quelli che sono già stati battezzati come i ‘camorra-millennials’. Capaci di mostrare nello specchio dei video-selfie, la loro quotidianità sul filo dell’illegalità lasciandoci immaginare che da quel cellulare potrebbero passare rapidamente a giocare con la stessa semplicità con una pistola.

Facile dire, come il film mostra senza filtri, che sono figli di un ambiente che rende perfino un cellulare il loro oggetto di culto: ma che altro potrebbe raccontare di sè una generazione borderline per cui il cellulare diventa nell’indifferenza perfino familiare l’unica prova di esistenza in un degrado che solo nello specchio di quel cellulare offre loro la conferma di esistere?. Non è un caso, forse, che Selfie sia stato proposto dalla Berlinale aspettando la Paranza. Coproduzione tra Italia e Francia, in distribuzione con Istituto Luce Cinecittà, Selfie è un film nella linea del cinema che racconta e indaga la camorra ma lo fa con una chiave e con una regia innovativa perché Ferrente affida in qualche modo la regia direttamente ai suoi protagonisti in modo che il film diventi prova tangibile della stessa autenticità dei suoi protagonisti, anche registi, in prima persona delle loro performance.

Alessandro e Pietro sono i due adolescenti che in Selfie si filmano incessantemente con l’ iPhone messo loro tra le mani da Ferrente per raccontare il quartiere in cui vivono, non un quartiere qualsiasi ma proprio il Rione Traiano, un posto nel quale convivono con il malaffare lo spaccio, gli omicidi, soprattutto perché li lega un’amicizia forte, sincera. Nella quale condividono il dolore e lo scandalo di una morte che non dà loro tregua. Quella, nel 2014, di Davide Bifolco, il loro amico ucciso dal colpo sparato da un carabiniere, proprio nel quartiere Traiano, al termine di un inseguimento. Una morte assurda e mai metabolizzata Davide era stato scambiato per un suo coetaneo in fuga. E la sua storia non li allontana dalla malavita ma anzi aumenta le loro inclinazioni malavitose, quasi nella ricerca di una scelta malavitosa ‘normale’.

«Volevo fare un film interamente di sguardi, con i protagonisti che si limitano a ‘specchiarsi’ nel display dello smartphone” ha raccontato Ferrente alla Berlinale “perché volevo capire il loro stesso modo di guardarsi e di guardare il loro mondo, la loro città, il loro quartiere». Gli attori? Visti in un bar, mentre il regista parlava con il padre di Davide, per sapere di più di quella storia, “Se l’ho fatto con loro è perché li ho trovati entrambi, subito, davvero perfetti».

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