domenica, 21 aprile 2019

Berlinale 69: Applausi per la Paranza in concorso

Berlinale 69: Applausi per la Paranza in concorso

Berlino, 12 Febbraio (ldc)- “La scuola, le istituzioni, il lavoro… tutto è assente. Il padre è in carcere o non c’è proprio oppure sta sempre fuori”… Francesco Di Napoli, occhi grandi e bocca perfetta, più minuti nel corpo e nei lineamenti eleganti, ha una faccia che ‘buca’ il video e da qualche mese ha imparato a parlare un italiano corretto, oltre il dialetto e lo ‘slang’ dei ragazzi del quartiere. Viene dalla Napoli di Traiano e come tutti ha vissuto un’emozione che non dimenticherà facilmente, applaudito a Berlino con La paranza dei bambini, lui che a Traiano fa il barista, accolto con particolare calore col film in concorso.. “Quando la produzione mi ha cercato, dopo aver visto una mia foto sul telefonino di un mio amico, pensavo fosse una truffa, non mi fidavo. Tanto che al primo provino non mi presentai”. Poi ha conosciuto meglio Claudio Giovannesi, un regista dal tocco speciale con i ragazzi, e ha capito che Roberto Saviano autore del libro che ha ispirato il film e coautore della sceneggiatura de La paranza non è esattamente come ne parlano dalle sue parti. Ed è diventato nelle mani di Giovannesi il protagonista perfetto, come tutto il clan dei ragazzini reclutati dopo 4000 provini sul territorio. Il film- tra i più venduti ieri al mercato di Berlino- non è un ‘Gomorra’ dei piccoli ma una storia di iniziazione criminale, un gioco che diventa crudeltà e ferocia, la trasformazione di una innocenza in criminalità, in un percorso irreversibile.. Claudio Giovannesi e Saviano hanno scritto il film insieme a Maurizio Braucci, e a Francesco ha dato il ruolo del leader, il piccolo boss a capo di una banda di coetanei (si chiamano Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ, Briatò) compatti nella loro ricerca della felicità, che li fa crescere troppo velocemente, in un’incoscienza della violenza criminale che mette tra le loro mani armi che maneggiano come in un videogioco. La paranza dei bambini, prodotto da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra in collaborazione con Sky Cinema e Timvision, porta avanti una scelta perfetta per Giovannesi, oggi quarantenne, che ha firmato due film come Alì ha gli occhi azzurri e Fiore. Tra i ragazzi la partecipazione speciale nel film di Renato Carpentieri nel ruolo di un boss agli arresti domiciliari. Dice Claudio Giovannesi: “Il tema dell’innocenza e della perdita dell’innocenza è stato fondamentale nel passaggio dal libro al film. Così ho voluto la macchina da presa fissa sui loro volti”. E ha voluto che i ragazzi, non leggessero nè il libro né la sceneggiatura girando, piuttosto, ha girato in sequenza, per farli vivere insieme ai personaggi.
“Per trovare la propria strada, spesso questi ragazzini usano la scorciatoia della pistola che è la loro lampada di Aladino” spiega da parte sua Saviano. “I paranzini si sono installati tra i vuoti di potere, per la prima volta hanno scalato le gerarchie camorriste e sono arrivati ai vertici in una sorta di nuovo Medioevo”. Differenze tra libro e film? “Il romanzo è uno studio del potere, il film fenomenologia del sentimento, perché un ragazzino che fa una scelta del genere, tempo tre o quattro anni va incontro alla morte. Mentre il gioco è reversibile, quando diventa guerra non permette ritorno”. Aggiunge Giovanesi: “quando ho cercato questi ragazzi volevo tre cose: un viso innocente, lontano da ogni iconografia criminale, l’esperienza diretta della vita in questi quartieri e un talento innato per la recitazione… Sì, forse potevo fare un film voyeuristico, ma volevo raccontare più che il crimine l’innocenza, il gioco, quel voler fare il bene attraverso il male, per portare, come vorrebbe fare il protagonista, giustizia nel suo quartiere. Ma per diventare un criminale deve rinunciare alla propria età, all’amore e all’amicizia”. Dice ancora Saviano. “Cosa c’è dietro? Un padre che non riesce a pagare il mutuo, non ha più autorevolezza, per esempio. I paranzini, i genitori, o li accudiscono o li disprezzano.. Cambiano le gerarchie di potere dentro la famiglia. I loro figli, diventati camorristi, guadagnano più di loro”.
E le donne? Le ragazze? “Nelle paranze – spiega Saviano – il loro ruolo si limita al silenzio assenso. Anche nel film Letizia adora la potenza di Nicola, ma il loro amore non è salvifico. Perché se rinunci alla pistola, non piaci più. Questi adolescenti sono ossessionati dai followers, e anche questo è un tema forte del film”. Un film non a caso ambientato nel cuore di Napoli tra i Quartieri Spagnoli e il Rione Sanità. “Gomorra è ambientato nell’hinterland – dice Giovannesi – noi abbiamo scelto il centro storico, uno dei pochi rimasti popolari in Italia. Per me questa è la Napoli di Eduardo e di De Sica. Ma tra i miei riferimenti anche Francesco Rosi e il Rossellini di Germania anno zero, con il ragazzino che prova a giocare tra le macerie. E poi il cinema americano teen degli anni ’80”.

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