sabato, 21 aprile 2018

Baratta, “buco” coperto e mercato

Baratta, “buco” coperto e mercato

Roma, 28 luglio (Fr. Pierl.) – Rimanendo fedeli “a un modello, una funzione culturale, paradossalmente si può far transitare maggiormente il nuovo. La Mostra viene riconosciuta  come un luogo dove si ottiene un valore aggiunto quando vi si proiettano le proprie opere per farle conoscere a livello internazionale. E questo non si ottiene inseguendo banderuole, ma restando fermi su alcuni principi, come la ricerca della qualità”. Ne è convinto Paolo Baratta, presidente della Biennale che ha parlato delle novità, a livello organizzativo, della 73/a Mostra del Cinema di Venezia (31 agosto – 10 settembre).

Il ‘buco’ davanti al Casinò ”è stato coperto, e al suo posto è nata una sala nuova (la Sala Giardino, da 440 posti, adiacente al Casinò, per la nuova sezione, ‘Cinema nel giardino’, ndr) che ci darà opportunità diverse, come aprire a differenti generi e dare più occasioni al pubblico di partecipare, anche attraverso incontri con gli autori” ha spiegato.
“Ringrazio il Comune di Venezia per il restauro degli spazi antistanti al Casinò e anche di alcune parti all’interno” ha aggiunto. Un altro cambiamento importante è quello che riguarda il mercato, “che diventa Venice production Bridge: si offrirà a 40 progetti pronti per essere prodotti, su cui poniamo una sorta di certificato di qualità, la possibilità di trovare un finanziamento internazionale”. Venticinque saranno di film e documentari e 15 di Virtual reality e Interactive, Web Series e serie tv.

 

Una nuova idea di mercato che “fa pendant con Biennale college, uno strumento per favorire lo sviluppo di un progetto iniziale verso un’opera compiuta, che ha già dato più che lusinghieri risultati”. I quattro film prodotti nell’ambito dell’edizione 2015/2016 verranno proiettati, come negli anni passati, all’interno della Mostra.
A chi gli chiede se ci siano novità anche per quanto riguarda le misure di sicurezza, Baratta risponde di sì, anche se, “proprio perché si parla di sicurezza, penso sia bene non dire troppo”.

Riguardo la ‘missione’ del Festival aggiunge: “se non siamo in qualche misura imprevedibili non serviamo a molto come Mostra d’arte. Ci vuole il coraggio di correre dei rischi e di avere uno spirito di ricerca”. Bisogna “saper ascoltare, aprire gli occhi, guardare oltre”.

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