venerdì, 18 settembre 2020

Arturo Zavattini fotografo

Arturo Zavattini fotografo

Roma, 8 marzo  (Romano Milani)  – “Vi sono pochi lavori negli anni immediatamente postbellici che assumono con umiltà intellettuale, rigore scientifico, tensione poetica un luogo e lo descrivono in modo sistematico – scrive Francesco Faeta in un suo studio di una decina di anni fa –  Per quel che concerne la fotografia vi è il lavoro di Arturo Zavattini a Tricarico, in Lucania”. A 86 anni Arturo Zavattini, figlio di Cesare, quel lavoro lo espone in  una mostra che l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia ospita nelle sale del romano Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari (Piazza Guglielmo Marconi all’EUR) fino al 28 marzo. Una antologica dal titolo Viaggi e cinema 1950-1960  ideata e curata proprio da Francesco Faeta e Giacomo Daniele Fragapane, che propone oltre 170 fotografie di grande formato, in massima parte inedite, che illustrano l’intensa attività fotografica di Arturo Zavattini in un decennio cruciale della storia del Novecento.

Arturo è figlio di Cesare e a lui deve il regalo della sua prima macchina fotografica alla quale si dedicò ancor prima che alla cinepresa. Nel 1952, infatti, accompagna l’etnologo, antropologo e storico  Ernesto de Martino nella sua spedizione in Lucania per lo studio della vita dei contadini e del loro mondo culturale e nell’esposizione un nucleo omogeneo è costituito proprio da quelle immagini realizzate concesse dal Centro di Documentazione intitolato a Rocco Scotellaro, lo scrittore e politico socialista stroncato da un infarto a soli 30 anni. Vi sono poi immagini realizzate a Roma, a Napoli e in altre città e contrade italiane, che documentano la vita sociale in strada e in particolare la condizione dei bambini del popolo. Per la prima volta si possono vedere le rare immagini del 1956 di Bangkok, Phetchaburi e del nord della Thailandia, scattate a latere delle riprese del film La diga sul Pacifico di René Clément, tratto dall’omonimo romanzo di Marguerite Duras, come pure mai viste sono le foto realizzate nel 1960 a Cuba di un inedito Che Guevara incontrato casualmente subito dopo la rivoluzione, durante la lavorazione del film di Tomás Gutierréz Alea Historias de la revolución, al quale Zavattini collaborò come operatore nell’ambito di un progetto italiano di sostegno alla nascente cinematografia cubana.

Suggestiva è la sezione dedicata al rapporto dell’autore con il set: fotografie di backstage con personaggi di grande popolarità come Federico Fellini, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni e Sofia Loren colti nelle pause delle lavorazioni con uno sguardo curioso e confidenziale.

 

Dopo l’esperienza lucana, Arturo Zavattini, come si può vedere nella mostra, ha continuato a fotografare per molti anni con curiosità, arguzia, spirito critico accumulando un patrimonio che da altri molti anni sta riordinando parallelamente alla conservazione dell’archivio paterno.

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