sabato, 21 aprile 2018

Archibugi tra padri e figli di oggi

Archibugi tra padri e figli di oggi

Roma, 16 novembre (Fr. Palm.) – Come è difficile essere padre… ma anche essere figlio: Francesca Archibugi parte dal libro “Gli sdraiati” di Michele Serra e porta al cinema i conflitti generazionali e psicologici alla base dei rapporti familiari, quando le frequenze empatiche tra genitori e prole non sono sulla stessa lunghezza d’onda, tra incomprensioni, sensi di colpa, muri al dialogo e accesi – ma anche salutari – scontri. E affetto, forte, che batte sotto l’apparente ostilità e le inevitabili differenze d’età e di modo di sentire, con cui fare i conti.

Il film, in sala dal 23 novembre con Lucky Red, è interpretato da Claudio Bisio e dai giovani Gaddo Bacchini e Ilaria Brusadelli, affiancati, tra gli altri, da Antonia Truppo, Gigio Alberti, Cochi Ponzoni e Donatella Finocchiaro. Il romanzo di Serra, ancora prima di arrivare sul grande schermo, era approdato a teatro, sempre con Bisio nel ruolo del protagonista.

Giorgio Selva è un uomo realizzato, volto noto anche in televisione, che si divide tra lavoro e Tito, suo figlio 17enne di cui ha avuto l’affido condiviso, dopo la separazione dalla moglie. “Gestire” Tito non è semplice: non ha regole, comunica poco, non si lascia capire nè “controllare”, beve parecchio insieme ai suoi amici, si mette anche in pericolo camminando sul tetto della scuola. In più, adesso, ha anche la sua prima storia seria con una ragazza. Ma non una ragazza qualunque: la figlia di una sua ex amante, che dopo anni rispunta dal nulla. In quella che è diventata una guerra quotidiana, c’è spazio per una pace e per l’ascolto, facendo luce sulle cose che dividono padre e figlio, ma forse, in fondo, li uniscono pure?

“Le famiglie sono disfunzionali in molti modi – dice l’Archibugi, che ha firmato la sceneggiatura con Francesco Piccolo – Quello che mi ha colpito del romanzo è stata una specie di disfunzionalità paradossale perchè invertita: la solitudine di un padre che si sente chiuso fuori dalla vita del figlio. Lui incompreso e forse non amato. Da questo centrale nucleo narrativo, abbiamo costruito la nostra storia”.

Il ruolo del padre sembra essere diverso oggi, meno “imponente”, rispetto al passato: “Perchè un uomo rispettato non riesce ad avere rispetto e accettazione di regole minime dal figlio? E perchè se ne dà la colpa, reagendo in modo scomposto, sbottando, inseguendolo, perdonandolo ma non sapendo che fare? – si domanda la regista – Dello strapotere dei bambini e poi degli adolescenti, si dice scherzando che ha portato cose mai viste nell’umanità”.

Per l’Archibugi, “La paternità in declino è Enea che si carica il vecchio Anchise sulle spalle, mentre brucia Troia. Ecco, a Milano, dove si svolge la vicenda, si rovescia l’immagine classica fissata dei libri di scuola. Nella nostra Odissea contemporanea, Anchise si carica sul gruppone figli più grossi di lui, li consola, li giustifica, li subisce e li mantiene”.

Il libro pende dalla parte del genitore, ma il film ha dato voce – senza schierarsi – a entrambi i punti di vista: “Si tratta di una storia con una sua unicità, di un racconto individuale, a cui ci siamo avvicinati senza un intento sociologico – precisa poi la regista – Abbiamo così, parlando di un caso, la speranza di toccare tutti, anche chi non vive lo stesso”. Aggiunge Piccolo: “Parliamo di un modo di essere fragili, di un  padre alla ricerca di un’intimità che non si accorge che questa intimità già c’è. Noi abbiamo messo anche il punto di vista del figlio che nel libro è quasi assente, non abbiamo dato il giudizio di una generazione soltanto, c’è un doppio giudizio. E se il tono iniziale del libro è sprezzante verso i giovani, noi abbiamo cercato di fare un passo in avanti, accettando le diversità e stando dalla parte dei ragazzi”.

In rappresentanza della categoria, Bacchelli conclude: “Il problema è che gli adulti ci vedono sdraiati, ma solo perchè non comprendono bene alcuni pensieri, o non apprezzano come siamo fatti”.

Meditate, adulti, meditate.

 

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