lunedì, 25 settembre 2017

Bellocchio, ‘immenso e ribelle’

Bellocchio, ‘immenso e ribelle’

Cannes, 12 maggio (red. cin.) – Si è aperta con un lungo applauso per Marco Bellocchio e il suo ultimo film, Fai bei sogni, la Quinzaine des rèalizateurs, la sezione autonoma degli autori che Bellocchio ha subito siglato con un successo in parte anche francese. «È un film da vedere e rivedere», ha detto il primo spettatore che si è prenotato al termine per il dibattito che ha seguito la proiezione e il film è piaciuto alla stampa francese che ha sostanzialmente siglato questa giornata con una frase che sintetizza i molti giudizi positivi per il regista: “Marco Bellocchio apre in bellezza la Quinzaine”. Cineasta ‘immenso e ribelle’ per i francesi, è stavolta autore di un film che straordinariamente non è nato da una sua idea ma che è già molto atteso in vista del debutto in sala in autunno perché è tratto, tra l’altro, dal best seller di grande successo di Massimo Gramellini: Fai bei sogni.

Un libro che in realtà il regista, da ieri a Cannes con tutto il cast, non aveva letto: “E’ stato il produttore Beppe Caschetto a propormelo”, dice.  Racconta di una tragedia umana, la perdita della madre, strappo violento e inaccettabile per un bambino nella Torino degli anni Sessanta, che – dice il regista – “mi ha molto coinvolto”.

Con Gramellini, oggi firma di punta de La Stampa, nato e vissuto a Torino dov’è ambientata anche la storia del film, Bellocchio non  ha apparentemente molto in comune. “Ma ho intravisto nella sua storia qualcosa che mi apparteneva profondamente”, racconta prima della proiezione.

Innanzitutto il rapporto con la madre che è opposto e complementare a quello della madre de I pugni in tasca, perché qui  è una madre “santificata”. Poi un certo discorso cinematografico sull’anaffettività, sulla sofferenza, sull’elaborazione del lutto anche attraverso un percorso di rabbia e di ostinata laicità anche nel rapporto con le convenzioni della religione e della famiglia.

Straordinari i bambini che interpretano il piccolo Massimo fino all’adolescenza, in un contorno internazionale nel quale spicca il protagonista, Valerio Mastandrea, con Bérénice Bejo (“Marco è la seduzione incarnata”), Piergiorgio Bellocchio e soprattutto Guido Caprino nel ruolo del padre di Massimo, rigido e distante.

Dice Valerio Mastandrea: “Finalmente ho respirato un cinema che mi piace e che da tanto volevo fare insieme a lui “.

Prodotto da IBC Movie con Rai Cinema e i francesi di Ad Vitam, il film uscirà in autunno con 01.

Il film sintetizza -in una lettura che attraversa anche un importante analisi del rapporto tra i media e l’etica della professione- quello che il libro racconta in un lungo arco temporale (quasi quarant’anni di crescita di Massimo a Torino, tra i trionfo e la tifoseria dello stadio, ovviamente con i colori del Toro). Come dallo sport. Bellocchio si dichiara subito lontano anche “dall’attualità sociale”, anche se sui giornalisti avrebbe molto da dire, a cominciare dalla ‘superficialità’ alla quale una certa parte della professione è a volte obbligata nella fretta di ‘afferrare il presente’, proprio come nel film sintetizza una drammatica sequenza ambientata a Sarajevo dove un fotoreporter mette letteralmente in posa un bambino – che a suo modo nasconde ai suoi occhi il sangue sul corpo della madre appena assassinata dalla guerra-  proprio accanto al corpo senza vita della mamma.

Nel film Massimo bambino a nove anni è Nicolò Cabras, letteralmente innamorato della mamma giovane e vitale nonostante la paura di una malattia che la divora (è Barbara Ronchi), Il suo lutto diventerà ribellione, poi depressione e cupezza e Massimo da grande, anhe attraverso un passaggio segnato da drammatici attacchi di panico, supererà il lutto della sua vita solo grazie ad un giovane medico francese (Bérénice Bejo) che segnerà per sempre una svolta positiva nella sua vita.

 

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