lunedì, 25 settembre 2017

Andò tra i segreti della politica

Andò tra i segreti della politica

Roma, 11 aprile (Francesca Palmieri) – Roberto Andò e la politica, ciak, seconda: dopo Viva la libertà, il regista torna sull’argomento con Le confessioni, spingendosi un passo in più e raccontando il “dietro le quinte” di decisioni importanti prese a livello mondiale, tra (stra)potere dell’economia e delle banche, spregiudicatezza e soprattutto segreti oscuri e destabilizzanti.

Nel film – prodotto da Angelo Barbagallo con Rai Cinema, in sala dal 21 aprile con 01 – il regista ha diretto nuovamente Toni Servillo: se nel precedente lavoro a lui era affidato il ruolo del politico, questa volta l’attore veste una tunica bianca per interpretare il monaco Salus e recitare al fianco di, tra gli altri, Pierfrancesco Favino, Connie Nielsen, Marie-Josee Croze, Moritz Bleibtreu e Daniel Auteuil.

In Germania, in un hotel di lusso, sono stati convocati per un summit internazionale otto ministri dell’economia, che stanno per varare una manovra anti-crisi molto delicata, con gravi conseguenze per alcuni paesi. Al G8 sono stati invitati anche tre ospiti “esterni”: una rockstar, una nota scrittrice di fiabe per bambini e un uomo di Chiesa, che sarà il fulcro della scena in seguito ad un evento inatteso e tragico che lo porterà ad essere il custode di un segreto che non deve assolutamente uscire fuori da quelle stanze. Stanze che da quel momento si riempiono di dubbi, paure, incertezze…

“La prima idea della storia risale a circa due anni e mezzo fa – spiega Andò, che ha firmato la sceneggiatura con Angelo Pasquini – Mi è sembrato naturale proseguire il discorso su cose che mi inquietano e assillano, facendo una ricognizione su alcune figure di potere. L’economia attraversa un momento particolare, ha perso la sicurezza esibita un tempo e non ha fronteggiato nè preveduto la crisi. C’è disorientamento”.

In passato il cinema italiano civile denunciava e svelava, ma oggi è ancora così? “Non credo si possa fare come negli anni ’70 e come in Todo modo di Petri, che amo, ho rivisto recentemente e fu profetico, ma ora almeno si ha il privilegio di interrogare la politica in modo libero – dice Andò – Il cinema può creare un ponte tra l’immaginazione e la realtà e, quindi, anche confrontarsi con la politica. Per me è importante sparigliare le carte con gli strumenti umani e sottili del dubbio, come la religione e l’arte, che sono occasioni per dare al tema un tono diverso, non ideologico”.

Il film si aggancia all’attualità e subito il richiamo va alla crisi della Grecia: “Quello che vediamo è accaduto davvero e rappresenta uno scenario possibile – sottolinea il regista – L’italia spesso è al centro di una penalizzazione, così come la Francia ha un debito enorme. Ma un’opera come questa utilizza la cronaca per arrivare ad un’avventura umana, non si pone il problema come fosse una pagina di giornale. Noi siamo partiti da un racconto, mettendo insieme persone incapaci di prendere sulle spalle le loro decisioni e un uomo spiazzante come il monaco, che diventa un testimone in stanze mai aperte. Vediamo sempre in tv immagini di ministri chiusi in occasione di un summit, noi abbiamo immaginato cosa succede di fronte a qualcosa che va oltre il loro controllo. Ed è vero che in questi incontri vengono convocati per scopi pubblicitari anche dei personaggi estranei, come accadde con Bono ai tempi di Prodi”.

Servillo parla così del protagonista: “È un uomo di fede che ha un credo, ma si mostra come persona credibile e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno – dichiara – Non è un opportunista del silenzio ma oppone a un mondo di dichiarazioni ufficiali una dignitosa renitenza e non dirà mai ciò che non pensa”. Per l’attore, il film “ha un meccanismo avvincente e mette allo stesso tavolo degli individui che credono di potere tutto con un monaco che crede che nulla gli appartenga, dando vita a un conflitto drammaturgico molto stimolante”.

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