lunedì, 25 settembre 2017

Amici fino alla fine

Amici fino alla fine

Roma, 15 aprile (Francesca Palmieri) – Amici a 4 mani e a 4 zampe: Ricardo Darin e Javier Camara sono i due protagonisti di Truman, a cui si aggiunge il cane che dà il titolo al film spagnolo di Cesc Gay, che dopo aver fatto incetta di premi ai festival e ai Goya, trionfando nelle principali categorie, arriva in Italia dal 21 aprile grazie a Satine Film, col sostegno di tante associazioni che si occupano di animali.

Julián è un attore a cui resta poco da vivere: malato di cancro, compreso che non potrà guarire, rinuncia a continuare le cure e con coraggio affronta il percorso fino alla fine, insieme al suo fedelissimo e inseparabile cane, a cui dovrà trovare un nuovo padrone. Tomás, suo amico di vecchia data che si è trasferito lontano con la sua famiglia, va a trovarlo per qualche giorno, consapevole che quello sarà l’ultimo saluto. E quel tempo insieme, con la sua presenza discreta e non invadente, sarà per Julián il regalo più prezioso…

Come spiega il regista, lo spunto della storia è autobiografico: “Ho accompagnato un familiare nel processo della malattia fino alla morte – racconta – Nel mentre ho scritto un diario, perchè credevo mi sarebbe servito per mettere ordine tra le sensazioni. E quando ho ripreso in mano quel materiale, con la distanza dal lutto, è venuto fuori questo film sugli uomini e sulla loro difficoltà di parlare, di esprimere la loro fragilità. Se le protagoniste fossero state donne, sarebbe stato un altro film”.

Come è nato il personaggio del cane, che diventa centrale? “È apparso in fase di scrittura – risponde il regista – Con il procedere della trama, ho visto che acquistava sempre più rilievo. Riflette la solitudine di Julián ma porta anche azione”. Il nome Truman, aggiunge, nella pellicola è un omaggio a Truman Capote, ma nella realtà il cane – che purtroppo ora è deceduto – si chiamava Troillo, come un famoso musicista iberico.

A chi chiede da quale cinema si è lasciato influenzare, Gay replica di non aver guardato a nessun film, ma cita Amour di Haneke, che definisce “un capolavoro”, e anche Nanni Moretti: “Ho amato molto La stanza del figlio e amo la sua ironia”, afferma.

Gay parla poi della grande intesa tra Camara e Darin: “Con Javier avevo già lavorato tre volte, ma lui e Ricardo non si conoscevano. Ho subito intuito che ci sarebbe stato feeling e così è stato, perchè hanno capito l’importanza del mantenere, come tono, l’equilibrio tra tristezza e buonumore”.

“Ricardo è amatissimo in Argentina e in Spagna – interviene Camara, che presto vedremo anche nella  serie The Young Pope di Paolo Sorrentino – Suscita empatia in tutto il mondo e io volevo incontrarlo proprio per capire il suo segreto e il suo mistero. Come attore è molto generoso e umile e come bravura si può paragonare ai vostri Toni Servillo o Silvio Orlando”.

Del suo personaggio, invece, dice: “Il conflitto con l’amico è solo nella prima scena, quello che vive interiormente dipende dal fatto che vuole andare via, per non vederlo morire. Non riesce facilmente a parlarne, per questo vuole scappare. Ma lui rappresenta l’occhio dello spettatore e alla fine decide di osservarlo in silenzio e accompagnarlo, senza bisogno di molte parole”.

E come è stato recitare con un cane? “Nessun problema, anzi, il suo ritmo ha aiutato – dichiara infine Camara – Ricardo possiede vari cani, è abituato a interagirci e ci parlava persino su Skype, quando sentiva la sua famiglia! Sul set è diventato lui il suo padrone, il rapporto era ottimo”.

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