sabato, 23 settembre 2017

Amendola regista dark

Amendola regista dark

Roma, 28 marzo (Fr. Palm.) – Dopo l’esordio con la commedia La mossa del pinguino, Claudio Amendola, da regista, cambia strada e con Il permesso – 48 ore fuori racconta una storia drammatica di riscatto e redenzione, dura e dark, nata da un soggetto di Giancarlo De Cataldo. Il film, prodotto da Claudio Bonivento, in sala dal 30 marzo con Eagle Pictures, è interpretato dallo stesso Amendola, insieme a Luca Argentero, in una versione inedita alla Fight club, Giacomo Ferrara e Valentina Bellè.

I protagonisti sono quattro, tre uomini e una donna di età ed estrazione sociale differenti. Tutti sono finiti dietro le sbarre, nel carcere di Civitavecchia. Quando ottengono un permesso di due giorni per uscire, ognuno utilizza il tempo e la libertà a disposizione per regolare qualche conto con il passato o andare a ritrovare le persone più care, o ristabilire un contatto con la vita precedente. A muoverli, una forma d’amore: che sia per un figlio, per una donna, o per un futuro diverso, anche solo da sognare.

“La cosa che più mi ha convinto a fare il film è stato proprio questo comune denominatore: il sentimento che muove i personaggi – spiega Amendola – La sceneggiatura mi è stata portata da Bonivento e l’ho letta tutta d’un fiato, perchè i ruoli erano molto interessanti e c’erano una struttura a intreccio e un bel linguaggio da cui partire. D’altronde, questo è il cinema di genere che ha segnato la mia carriera da attore, che lo stesso Bonivento mi ha fatto fare per anni, da Soldati a Mary per sempre, da Ultrà a Un’altra vita. Film così mi hanno ‘creato’, ci sono cresciuto da spettatore, come sono cresciuto, grazie a mio padre, con Scorsese e Cimino. La mossa del pinguino parlava di temi che amo come lo sport e l’amicizia, ma questa è ‘roba mia’, ciò che conosco meglio e con cui sono a mio agio”.

De Cataldo, per il grande schermo già autore di Romanzo criminale e Suburra, ha scritto la sceneggiatura anche con Roberto Jannone: “Con Claudio c’è stato un incontro fortunato, si è integrato con delicatezza e autorevolezza. Il mio soggetto parlava di personaggi che possono acchiappare per i capelli la vita oppure perdersi, sono degli archetipi ma ho conosciuto davvero persone così, nel mio percorso. Ho volutamente tenuto fuori ogni riferimento a Mafia capitale e alla criminalità organizzata, mi piace che arrivi un messaggio di tolleranza e di laica comprensione, che fa capire che non ci sono destini segnati e che ogni individuo è responsabile della propria vita”.

Se nella sua opera prima Amendola non aveva recitato, questa volta fa parte anche del cast. Come si è trovato in questa duplice veste? “Temevo il confronto tra attore e regista, lo ammetto – dice – Ho avuto la fortuna di avere accanto tre persone fondamentali, come Maurizio Calvesi che ha curato la fotografia, Simone Spada, un aiuto regista prezioso come nessuno, e anche Francesca Neri, che quando ero in scena mi ha fatto da mentore, anche con severità. Mi sono fidato di lei e di tutti loro”.

Il pubblico ha raramente visto Argentero in un ruolo così dark, forse solo Marco Risi lo aveva “sporcato” già, in Cha cha cha. Racconta Amendola: “Il personaggio di Luca è nato sulla penna, volevo lui per perchè sapevo che era tra i pochi che avrebbe ottenuto quei risultati di cambiamenti fisici e che avrebbe dato il massimo”. L’attore, dal canto suo, replica: “Chi fa il mio mestiere si deve augurare questo, di cambiare e spaziare. Continuerò a fare commedie perchè far sorridere è la cosa che mi piace di più, ma questo film per me è stato un regalo. E’ stato strano parlare poco e non lavorare sulle parole, come si fa con le commedie, ma è stato anche molto interessante”.

Probabilmente vedremo ancora Amendola dietro la macchina da presa, dato il suo entusiasmo: “Mi piace da impazzire fare il regista – dichiara – Mi piace rispondere alle domande che mi vengono fatte ogni 2 minuti, dirigere gli attori, scambiare il mestiere e la pelle, cercare le debolezze e le virtù di ogni attore, spingere su un tasto e capire cosa si può dare. Ogni fase è bella, dall’inizio alla fine. È lavoro tondo, pieno, fantastico”. Un sequel del film non ci sarà, chiarisce poi a chi lo domanda: “Penso a qualcosa di nuovo, come il nostro cinema ha bisogno. Anche noi in Italia dovremmo fare un musical, o un western”.

 

 

 

 

 

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