lunedì, 5 dicembre 2016

Amelio alla Festa da scrittore

Amelio alla Festa da scrittore

Roma, 16 ottobre (M.Puc.) – Gianni Amelio alla Festa del Cinema di Roma non come regista, quest’anno, ma come scrittore, ha presentato Politeama, un romanzo che parla di speranza e riscatto,di tenacia e successo attraverso la storia certamente piena di ricordi ed emozioni anche personali, di un giovane, segnato da un’infanzia difficile vissuta in uno scenario complesso e affannato come quello del Sud degli anni Cinquanta. Luigino è un ragazzo cresciuto troppo rapidamente e segnato dall’assenza dei suoi genitori: la madre vive in un manicomio, mentre del padre egli non conosce neppure il nome. Eppure, Luigino, come molti suoi coetanei, ha un sogno: cantare alla radio o in televisione, media che in quegli anni vive nel pieno del suo sviluppo.

Quale destino lo aspetta, una volta emigrato a Roma? Gianni Amelio risponde raccontando che il suo giovane protagonista ha tutte le caratteristiche che lo fanno assomigliare a qualche personaggio di Dickens, inserito in una struttura narrativa rapida, scorrevole ma densa di episodi: infatti, in ogni pagina del libro succede qualcosa ed è proprio questa chiave di scrittura che, secondo Amelio, rende palese il suo amore non solo per il cinema ma per la letteratura inglese dell’800.  Ma il libro ha anche una cifra particolrmente legata alle immagini “In Politeama sono presenti anche molte scene spinte. Ma si parla di sessualità subita: Luigino ha rapporti plurimi, ma ogni volta subisce il sesso, che è quasi una liberazione quando finisce. La svolta narrativa avviene quando il protagonista parte per Roma e dopo un anno si inserisce in una comunità trasteverina e sbarca il lunario perché inizia a cantare. Il suo sogno è quello di cantare in radio o in tv “Ma ciò che lo trattiene dal provare” raccontail regista “è che pur essendo un maschietto, ha una voce da soprano. Per questo, diventa un fenomeno da baraccone, un’attrazione da circo e inizia a subire gli scherni e gli applausi del pubblico che, se da un lato lo umiliano, dall’altro lo spronano ad andare avanti. Proprio nella seconda parte del libro, finalmente, arriva la svolta e lui trascorre finalmente anni di felicità pura”.

Gianni Amelio ha raccontato che emigrò a Roma dalla Calabria a metà degli anni ’60, con la spinta e l’obiettivo fortissimo di voler fare cinema. Iniziò da subito come assistente alla regia e parallelamente si portò con sé la passione per le canzonette dell’epoca, qualcosa che in questo libro ha regalato al suo protagonista. Ma dice: “Non volevo che nel libro emergesse l’amore per il cinema, piuttosto la figura di un mio alter ego, di un mio gemello, che avesse una storia di vita più drammatica rispetto a quella che ho vissuto io. Scrivendo questo libro ho immaginato come sarebbe stata la mia vita senza la svolta che per me il cinema ha rappresentato. Quello che racconto in Politeama non è il mio vissuto, ma il terrore del mio vissuto, nonostante Luigino riveli poi una forza irrefrenabile e fuori dal comune”. Il libro diventerà anche un film? Certamente non di Amelio. Almeno così il regista ha voluto precisare salutando il pubblico dell’Auditorium insieme ad Alberto Crespi che ha condotto l’incontro alla Libreria Notebook.

 

Leggi anche