mercoledì, 23 agosto 2017

Almòdovar: “Tutto su mia figlia” ?

Almòdovar: “Tutto su mia figlia” ?

Cannes, 14 maggio  (l.d.c,) – Ventesimo film per Pedro Almòdovar che è stato accolto da lunghi applausi oggi con Julieta in concorso al Festival di Cannes, dedicato più che alla commedia al mèlo di cui è intrisa una storia avvincente ed emozionante di affetti perduti, lutti elaborati nel tempo, sensi di colpa mai sopiti attraverso il percorso di formazione di una donna. Appunto Julieta, che il film racconta in due età della sua vita, a 25 anni vitale ed effervescente (la interpreta Adriana Ugarte), poi cinquantenne schiantata dai rimpianti e dal dolore per aver perduto il rapporto con sua figlia Antìa.

Julieta e Antia non si sono più viste da quando la ragazza, appena ventenne, è scomparsa durante un ritiro spirituale in montagna. Antìa, figlia del grande amore per Xoan, che Julieta ha conosciuto durante un drammatico viaggio in treno, a sua volta fa i conti con il suo dolore che non si placherà fino al giorno in cui una misteriosa lettera chiuderà la storia.Nel film, in sala con Warner dal 26 maggio, anche Rossy de Palma.

A venti film, dal primo Pepi, Luci, Bom del 1980, Almòdovar racconta a Cannes di essersi reso conto che Julieta era il ventesimo. La conferenza stampa è come sempre spumeggiante: “Non ho il talento di Woody Allen o di Spielberg e non mi paragonerei mai a loro – dice – Poi penso che una volta che vieni a Cannes è meglio stare in concorso, un po’ perché aumenta l’interesse dei critici e dei media e rende tutto più eccitante, un po’ perché non mi sento una vacca sacra al di sopra della competizione”.

Ispirato dalla letteratura di Alice Munro, Almòdovar spiega: “Abbiamo molte cose in comune, anche lei è una casalinga, come me, e scrive mentre accudisce i bambini che le prendono molto tempo”. Poi, aggiunge, “Volevo fare da molto tempo un film che avesse a che fare col treno”, un treno sul quale inizia una storia al femminile che questa volta ruota però molto anche sulle figlie, oltrechè sul punto di vista a lui caro del rapporto con la madre.

“Sì, ho fatto molti film sulla figura della madre, è vero, ma questa madre – sottolinena – è la più vulnerabile, la più debole, quella che ha minore capacità di lottare. La sua è una disperata resistenza passiva. Julieta è vittima di perdite irreparabili che la minano come persona, a un certo punto è una specie di zombie che cammina senza speranza. Julieta però, nel bene e nel male, è molto diversa dalle protagoniste di Los abrazos rotos o La piel que habito, ma i miei film sono la mia autobiografia e vi avviso – conclude – che ho messo anche nel testamento il divieto di scrivere libri su di me…”.

 

 

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