sabato, 21 aprile 2018

Albanese/Cortellesi, amore, risate e lotta di classe

Albanese/Cortellesi, amore, risate e lotta di classe

Roma, 22 dicembre (di Francesca Pierleoni/Intervista video) Lui, Giovanni (Antonio Albanese), analista ed esperto nello sviluppare progetti europei per l’integrazione economica e sociale, separato da una moglie prossima a trasferirsi in Provenza dove coltiva lavanda (Sonia Bergamasco) e padre di una figlia tredicenne Agnese (Alice Maselli), con cui vive in un elegante appartemento al centro di Roma. Lei Monica (Paola Cortellesi), ex cassiera, ora addetta in mensa a chiamata in un istituto d’anziani, mamma di un figlio tredicenne, Alessio (Simone De Bianchi) avuto con un parrucchiere ‘maestro de tajo’ finito in galera (un mesciato Claudio Amendola), di casa in un appartamentino nel complesso multietnico ex Bastogi, disastrato quartiere di Roma Ovest, dove ospita e mantiene anche le due sorelle gemelle cleptomani compulsive (le strepitose Alessandra e Valentina Giudicessa). Sono i due mondi che prima, guidati dai pregiudizi, si scontrano, e poi, pian piano, si incontrano, in Come un gatto in tangenziale, la nuova commedia di Riccardo Milani in arrivo in sala il 28 dicembre in 500 copie con Vision Distribution.

Una storia di amore e lotta di classe, che ha come detonatore l’annuncio di Agnese a Giovanni di avere come nuovo fidanzatino, Alessio, look da gangsta rap, che viene da Bastogi. Un legame che allarma sia Giovanni che Monica, pieni di pregiudizi (più o meno nascosti) verso il mondo e la realtà dell’altro. Un’idea che in Milani è nata anni fa, quando ”stavo montando Il posto dell’anima, e nello studio accanto Claudio Canepari stava montando il suo docufilm Residence Bastoggi. Mi piacque moltissimo, mi ha lasciato un ricordo molto vivo e doloroso di quel quartiere – racconta il regista -. E a distanza di anni, mia figlia che allora aveva 14-15 anni mi disse di avere una storia con un ragazzo che abitava a Bastogi. Io ho fatto quello che fa il personaggio nel film, seguire i ragazzi e vedere cosa fosse quel posto. Abbiamo deciso di tornarci sopra con Paola e gli altri cosceneggiatori, Furio Andreotti, Giulia Calenda”.
 
Tra Giovanni e Monica il primo impatto è violento (lei gli sfonda il parabrezza con la mazza da baseball), ma pian piano le loro difese iniziano a cadere tra giornate al mare passate coi figli nella surreale e iperaffollata Coccia de Morto e tra le dune di Capalbio (dove Monica ha anche modo di conoscere l’idolo suo e delle sue sorelle, Franca Leosini, che appare in un riuscito cameo) o serate tra lancinante cinema d’autore e confidenze su una panchina.

”Non solo la sinistra non si occupa di periferie, non lo fa nessuno. La distanza sociale è trasversale, ed è abissale, quella tra chi va al mare a Coccia de Morto e chi frequenta Capalbio. Bisogna parlare di tutto questo con onestà” sottolinea Milani. La storia, fra i ragazzi del film è ”il pretesto per fare comunicare due persone che non avrebbero mai comunicato. E quando questo accade porta solo cose positive” spiega Paola Cortellesi, che come la protagonista è nata e cresciuta in periferia, la Massimina: ”E’ una borgata, sono una borgatara e ne sono molto fiera. Amnche nella mia zona c’erano diversi problemi, ma non era considerata un fortino inespugnabile, più simile a un ghetto. Comunque crescere in un posto meno leccato e curato ti forma nel bene e nel male, ti  fortifica. Io sono orgogliosa delle mie origini, come come penso lo siano gli abitanti di Bastogi. Viene presentata spesso come un vaso che contiene tutti i mali ma noi abbiamo trovato invece una forte dose di umanità, e una gran gioia nell’accoglierci. Abbiamo vissuto là momenti molto forti e commoventi”. Infatti l’idea fin dall’inizio è stata girare il film nel quartiere e coinvolgere molti abitanti nel film, recitando anche ruoli di contorno, com’è accaduto per Alessandra e Valentina Giudicessa: ”Le avevamo intervistate in fase di preparazione e Riccardo è rimasto talmente colpito ci ha chiesto di creare per loro dei personaggi” spiega Paola Cortellesi.

Per l’attrice è la seconda volta da protagonista con Antonio Albanese, dopo Mamma o papà dell’anno scorso: ” lavorerei con Antonio sempre – spiega Paola Cortellesi -. Ci siamo proprio cercati stavolta. C’era un certo livello di conoscenza che è andato a crescere sempre di più. Ti intoni talmente tanto in scena che puoi solo far meglio”. Ricambia pienamente Albanese: ”Paola ed io abbiamo molte caratteristiche simili, siamo precisi, tendenzialmente puntuali e amiamo questo lavoro. Ho la sensazione di conoscerla da 36 anni e di amarla anche un po’ – dice sorridendo e chiedendo scusa a Milani -. Nel film c’è la verità che raggiungi con quel tipo di sintonia”. L’importante, per Milani è stato ”evitare il rischio retorica, e infatti penso il film sia anche e soprattutto una storia d’amore. Non c’è sembrato azzardato raccontare un sentimento fra due persone così distanti. Il mio Paese mi piace anche se a volte mi fa dannare, ma il problema non è solo la politica, siamo noi. Sposare l’antibuonismo a tutti i costi ci ha fatto diventare un po’ più stronzi tutti”. E secondo Albanese ”non dobbiamo perdere una caratteristica del Nostro Paese, l’ironia. E’ invece uno strumento capace di di focalizzare e sostenere con energia ogni tema e argomento anche i più difficili”.

 

Leggi anche