sabato, 19 settembre 2020

Al Bif&st di Bari, Favino superstar

Al Bif&st di Bari, Favino superstar

Bari, 21 Aprile- Bagno di folla e di selfie per Pierfrancesco Favino, che in un Teatro Petruzzelli tutto esaurito ha inaugurato la serie delle masterclass del Bif&st 2018. Nell’incontro condotto dal critico Fabio Ferzetti Favino ha ripercorso i suoi 25 anni di carriera, tra cinema, teatro e tv, fino alla conduzione del Festival di Sanremo. La varietà dei personaggi e dei film interpretati è stata all’origine delle sue scelte, ha spiegato: “Ho sempre pensato che il mestiere dell’attore fosse proprio questo, modellarsi rispetto a quello che si fa. Avere una faccia ‘facciosa’, d’altra parte, mi ha consentito di fare cose tanto diverse l’una dall’altra, come pure la consapevolezza di avere il privilegio di scoprire quante cose può essere un individuo nella sua complessità. Faccio l’attore fondamentalmente perché mi piace l’essere umano. Affrontare gli opposti è un altro privilegio pazzesco che mi ha offerto e continua a offrirmi questo mestiere, come quando nel giro di pochissimi mesi mi sono trovato a interpretare il poliziotto fascista di “A.C.A.B.” e l’anarchico Pinelli in “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana”. Una carriera che non poteva essere diversa per un ragazzino che passava le ore a guardare i film di Totò: “La chiave di volta fu poi a 8 anni quando i miei genitori, entrambi appassionati di teatro, mi portarono a vedere Don Carlos di Schiller con Gabriele Lavia, fu una vera folgorazione. Dopo il Liceo, quindi, ho fatto domanda all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e per fortuna mi hanno preso, altrimenti non so cosa sarebbe stato di me a 30 anni”. Prima della masterclass, la proiezione di A.C.A.B, di Stefano Sollima, in cui ha interpretato un poliziotto delle Celere: “Ho trascorso del tempo insieme a veri celerini, sono stato allo stadio a osservarli mentre lavoravano, ho preso dimestichezza con scudi e manganelli per poi scoprire che anch’io potrei usarli se dovessi essere aggredito. Mi era già capitato in un altro film, quando mi sono trovato con una pistola tra le mani. Ecco un altro aspetto positivo del mio lavoro: ti dà la possibilità di sollecitare i tuoi istinti e prendere consapevolezza dei rischi che questo comporta. E poi ho frequentato a lungo un vero celerino di destra per poi scoprire che a casa, insieme al busto del Duce, aveva il manifesto di Che Guevara. Questo per dire che l’essere umano non è mai una cosa sola. È anche per questo che ho accettato l’avventura del Festival di Sanremo”. E ancora a proposito del Festival della canzone: “Mi sono ricordato di come Gassman non avesse avuto timore di esibirsi a Canzonissima, di Mastroianni che ululava accanto a Mina, di Tognazzi che raccontava barzellette. Ora sono consapevole di essere diventato nazional-popolare ma è una cosa bella. Purché lo si faccia bene.” Al pubblico del Petruzzelli ha anche regalato alcune delle imitazioni che gli riescono meglio, quelle degli amici Marco Giallini e poi di Rocco Papaleo. Con quest’ultimo sta per girare “I moschettieri del Re” di Giovanni Veronesi – nel cast anche Valerio Mastandrea e Sergio Rubini – atteso sugli schermi per Natale. Subito dopo l’attore sarà Tommaso Buscetta nel film di Marco Bellocchio “Il traditore”: “Non vedo l’ora, ho inseguito questo ruolo per tanto tempo, mi ci sto preparando fin da quando stavo girando ‘A casa tutti bene’ con Gabriele Muccino. Sono affascinato dall’idea di interpretare un uomo che è diventato celebre senza essere nessuno e che ha vissuto cambiando faccia più volte”.

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