mercoledì, 30 settembre 2020

Addio ad Adriana Benetti

Addio ad Adriana Benetti

Roma, 29 febbraio (Romano Milani) – “E’ morta Adriana Benetti protagonista di film quali Avanti c’è posto, Teresa Venerdì, Quattro passi tra le nuvole. Ha anticipato il neorealismo con la sua grazia vitalistica”. Solo questo stringato ma eloquente necrologio della figlia Caterina apparso sul quotidiano La Repubblica, ha annunciato la scomparsa dell’attrice. Aveva 96 anni e il suo ultimo film, A vent’anni è sempre festa, è del 1957. Un titolo che, curiosamente, riporta al suo esordio, nel 1941, quando i venti li aveva appena superati e diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia fu scelta da Vittorio De Sica per impersonare la timida orfana protagonista di Teresa Venerdì, personaggio petulante e stereotipato del romanzo di Török che  la giovane Benetti rese credibile con una recitazione spontanea e naturale – come si legge nella scheda della Treccani firmata da Melania Mazzucco – ottenendo un immediato successo.

La figura delicata, il sorriso malinconico ne fecero il prototipo  della ragazza innocente e “perseguitata” come la cameriera derubata su un tram in Avanti c’è posto… di Mario Bonnard, accanto ad Aldo Fabrizi al suo esordio cinematografico nel 1942 e la fragile giovanetta in attesa di un figlio abbandonata dal fidanzato nel delicato Quattro passi fra le nuvole di Alessandro Blasetti.

“In seguito – osserva ancora Melania Mazzucco, scrittrice premio Strega e con un suo romanzo trasferito sullo schermo firmato da Ozpetek – tentò un’evoluzione borghese del personaggio dell’ingenua, interpretando la figlia moderna in C’è sempre un ma! (1942) di Luigi Zampa, la studentessa delusa in Quartieri alti di Mario Soldati iniziato l’anno successivo, l’innamorata contesa fra due fratelli aviatori in Gente dell’aria (1943) di Esodo Pratelli (scritto e ideato da Bruno Mussolini) e l’ardente patriota antiborbonica nel dramma storico Tempesta sul golfo (1943) di Gennaro Righelli. Dopo una piccola parte nella divertente commedia di Marc Allégret Les petites du quai aux fleurs (Rondini in volo), ancora del 1943, nell’immediato dopoguerra tiene una rubrica di posta all’interno del cinegiornale “La settimana INCOM” che veniva proiettato prima dell’inizio del film e interpreta  Il sole di Montecassino di Giuseppe Maria Scotese, ma soprattutto O sole mio (1946) di Giacomo Gentilomo accanto a Tito Gobbi sulle Quattro giornate di Napoli del settembre 1943: parte della critica lo considera uno dei primi film del neorealismo motivando, così, l’icastica affermazione della figlia della Benetti.  Tanto più che al neorealismo, seppur “nero” e discusso, appartiene e stavolta è la Mazzucco a sostenerlo, il torbido Tombolo, paradiso nero (1947) di Giorgio Ferroni. Ambientato nella famigerata pineta toscana dove risiedeva dal 1944, la 92a divisione “Buffalo”, unico reparto dell’esercito americano composto da militari di colore, offrì all’attrice il ruolo più interessante del dopoguerra: una “Segnorina”, come erano chiamate dagli americani le donne che si prostituivano, portando alle estreme conseguenze il personaggio della fanciulla innocente e ingannata che aveva rappresentato nella prima parte della carriera. Seguì il cupo melodramma Furia (1947) di Goffredo Alessandrini e sembrò l’inizio della maturità artistica dell’attrice, ma di fatto il pubblico italiano non accettò il cambiamento e l’esperimento non ebbe seguito.

Nel 1949 si trasferì in Spagna e poi in Argentina, dove interpretò tra gli altri Las aguas bajan turbias (1952; I desperados della jungla verde) di Hugo Del Carril, sulla rivolta dei coltivatori di maté in cui l’attrice veste i panni della ribelle Amelia. Fu un successo in tutto il mondo e le fece vincere numerosi premi ma non in Italia dove riapparve nel 1950 in 47 morto che parla di Bragaglia, accanto a Totò. Seguirono altre piccole parti, curiosamente quasi sempre in rifacimenti: Les derniers jours de Pompei (Gli ultimi giorni di Pompei 1950) di Marcel L’Herbier, il  remake del feuilleton Le due orfanelle (1954) di Gentilomo e Le diciottenni (1955) di Mario Mattoli, a sua volta remake di Ore 9 lezione di chimica (1941) dello stesso regista.

Nemmeno quarantenne, nel 1957, lascia il mondo dello spettacolo e della sua vita privata – come d’altronde anche quando era una diva dei telefoni bianchi – non si sa praticamente nulla. Quella professionale ebbe una scossa solo nel 1947: una posa in bikini per il settimanale “Il tempo illustrato” fece  gridare allo scandalo  i tanti ammiratori della ragazza acqua e sapone che aveva portato sullo schermo in alcuni dei migliori film crepuscolari e sentimentali degli anni Quaranta.

 

 

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