martedì, 27 luglio 2021

Addio a Peppino Rotunno, maestro della luce, da Visconti a Bob Fosse

Addio a Peppino Rotunno, maestro della luce, da Visconti a Bob Fosse

Roma, 7 febbraio (Fr. Pierl) – E’ morto a 97 anni nella sua casa di Roma uno dei più importanti e premiati direttori della fotografia del cinema italiano e internazionale, Giuseppe Rotunno, detto Peppino. Un artista “il cui lavoro intreccia legami internazionali tra paesi e culture, la sua immagine cattura il dramma e la passione che era nel cuore dello sceneggiatore e nei volti degli attori, specialmente nei loro occhi” aveva detto Liv Ullmann introducendo il premio conferitogli dall’American Society of Cinematographers. A comunicare la scomparsa è stata la famiglia: la moglie Graziolina Campori Rotunno, compagna di una vita, le figlie Tiziana, Paola e Carmen, i generi Gianni, Rodolfo e Andrea e i suoi sette adorati nipoti. I funerali saranno in forma privata.

Rotunno nasce nella capitale il 23 marzo del 1923. Inizia a lavorare a Cinecittà nel 1940, facendo i primi esperimenti con la fotografia nel laboratorio fotografico di Arturo Bragaglia. Diventa in quegli anni assistente e operatore di macchina, fra gli altri, per Vaclav Vich, Guglielmo Lombardi, Michele Gandin, Renato Del Frate, G.R Aldo. Tra le sue prime esperienze importanti come direttore della fotografia quella per la seconda unità di Senso di Visconti, nel 1954, e insieme a Riccardo Pallottini, Aldo Tonti, Luciano Trasatti per Attila di Pietro Francisci. L’esordio ufficiale nel ruolo arriva nel 1955 per Pane amore e… di Dino Risi. Si fortifica in quegli anni il sodalizio con Luchino Visconti, con cui firma la fotografia di tanti film, come Le notti bianche, Rocco e i suoi fratelli, Il gattopardo, Lo straniero oltre agli episodi diretti dal regista in Boccaccio ’70 (Il lavoro e Le streghe, La strega bruciata viva). “In qualche modo Visconti è stato mio padre in questo lavoro – spiegava Rotunno in un’intervista –.Ho avuto quel rapporto per il lavoro, per la vita, per sempre”.

Fondamentale nel suo percorso anche l’incontro con Federico Fellini, per cui cura la fotografia per l’episodio Toby Dammit di Tre passi nel delirio, Satyricon, Roma, Amarcord, Il Casanova, Prova d’orchestra, La città delle donne, E la nave va, e a inizio anni ’90 per alcuni spot pubblicitari. Fellini lo vuole anche come direttore della fotografia per il mai realizzato Il viaggio di G. Mastorna: “Sono restato con lui per un anno, facendo tutto quello che fai per un amico che è molto malato – raccontò Rotunno -. Il film fu rimandato, ma Fellini mi disse che non potevo lasciarlo”.

Senza dimenticare le collaborazioni con Vittorio de Sica (Ieri oggi e domani, I girasoli), Valerio Zurlini (Cronaca familiare), Mario Monicelli (La Grande guerra, I compagni), Lina Wertmuller (Film d’amore e d’anarchia), Benigni e Troisi (Non ci resta che piangere), Dario Argento (la sindrome di Stendhal). Tanti anche i set internazionali che lo portano a lavorare, fra gli altri, con Martin Ritt (Jovanka e le altre), John Huston (La Bibbia) Mike Nichols (Conoscenza Carnale, A Proposito di Henry e Wolf); Robert Altman (Popeye), Terry Gilliam (Le avventure del barone di Munchausen), Sidney Pollack (Sabrina). Primo direttore della fotografia non americano ad essere ammesso, nel 1966, all’American Society of Cinematographers, Rotunno ottiene una nomination all’Oscar nel 1980 per All that jazz di Bob Fosse, con cui vince anche il Bafta. “E’ stato realizzare un sogno della mia vita, amavo il suo lavoro – disse a proposito di Fosse -: era come lavorare con cinque registi insieme ma senza doverci discutere”. Fra gli altri riconoscimenti in carriera, sette Nastri d’argento, due David di Donatello più quello speciale del Cinquantenario.
Grande spazio dedica negli ultimi decenni anche all’insegnamento, come docente responsabile del corso di Fotografia al Centro Sperimentale, dal 1988 fino al 2013, e al restauro di decine di capolavoridai film di Visconti a C’eravamo tanto amati.

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