venerdì, 3 luglio 2020

Addio a Lucia Bosè

Addio a Lucia Bosè

Roma, 24 marzo –  “Cari amici vi comunico che mia madre Lucia Bosè è appena venuta a mancare. E’ nel migliore dei posti”, lo ha scritto sui social Miguel Bosè. annunciando la morte, a causa del coronavirus,  della madre Luca Bosè, Lucia Bosè, a 89 anni a Segovia.
Nata a Milano nel 1931, e si lanciaa 16 anni nell’avventura di Miss Italia 1947, dove vince la corona.  Musa di Visconti, che l’aveve scoperta nella pasticceria milanese dove lavorava, ha alternato in carriera grandi successi popolari come Le ragazze di Piazza di Spagna a cinema d’autore, dal debutto in Non c’è pace tra gli ulivi di Giuseppe De Santis e Cronaca di una more di Michelangelo Antonioni (1950) a Satyricon di Fellini o Harem Suaré di Ferzan Ozpetek

Solare, ironica e antidiva: Lucia Bosè ha sempre avuto ben chiare le sue priorità, da quando 11enne, durante la guerra, dopo il bombardamento della sua casa, vicino Milano, la sua famiglia, “andando via con tutte le nostre cose, si stava dimenticando di me, che ero vicino alle macerie. Ho corso – raccontava – e mi sono attaccata alla corda di uno dei carri, e sono ancora attaccata a quella corda”.

Per lei  “la vita va vissuta appieno, guardando sempre avanti: e sono arrivata alla mia età felice e serena”. Lo aveva spiegato a ottobre, quando era stata protagonista, in uno dei suoi ultimi viaggi in Italia, di un incontro con il pubblico alla Festa del Cinema di Roma per l’uscita di ‘Lucia Bosè. Una biografia’ di Roberto Liberatore (Edizioni Sabinae).

In un’ora densa di aneddoti, riflessioni e risate, l’interprete di Cronaca di un amore aveva detto che il cinema per lei era stato “un mestiere che ho cercato di fare con arte. Non gli ho sacrificato tutto, volevo continuare a vivere”. Tanti nell’incontro i racconti di amici, momenti, passaggi importanti nella sua vita e carriera. “Visconti era come un fratello, quasi un amante. Mi ospitò anche a casa sua e fu lui a scoprirmi. Avevo 15 anni, venne nella pasticceria a Milano dove lavoravo, mi guardò e mi disse che ero un animale cinematografico…Allora mi sembrava matto”.

L’esordio sul grande schermo con Giuseppe De Santis in Non c’è pace per gli ulivi (1950) fu “durissimo. Ma allora si faceva vero cinema, non quello di oggi come un computer”. Federico Fellini, con cui aveva girato Satyricon, “era un uomo adorabile”; l’attrice ricordava con tenerezza anche i set con Mauro Bolognini (Metello, Per le antiche scale): “Era stupendo lavorare con lui.” La donna più bella? “Ava Gardner, era molto simpatica e selvaggia”. Tra le memorie di set, lo schiaffo che ricevette da Antonioni durante le riprese di Cronaca di un amore: “Arrivò dopo 40 ciak di una scena molto seria, perché guardando Citto Maselli, suo assistente, pensando alle sue battute, mi veniva da ridere. Michelangelo fece bene a darmelo”.

Da 60 anni Lucia Bosè viveva in Spagna (dove si trasferì per sposare il grande amore della sua vita, il torero Luis Miguel Dominguin): “Era più franchista di Franco…. Non voleva facessi cinema, ma un ultimo film con Bunuel me l’ha dovuto far fare, avevo firmato il contratto prima del matrimonio”. Anche dopo la separazione non era tornata in Italia: “L’avevo promesso ai miei figli”. Nella conversazione moderata da Alberto Crespi entrarono anche ricordi traumatici, come quello di Piazzale Loreto: “Andai con altri bambini e vidi Mussolini e Claretta Petacci appesi a un metro da me. Scappai via subito, mentre tutti gli buttavano pomodori e patate”. Tra gli altri legami della sua vita, quello con Walter Chiari, che per lei era stato solo “un fidanzatino, ci fermavamo ai bacetti”. Ottavio Missoni invece “mi accompagnava sempre al tram, e lì è rimasto il nostro amore”.

Per affrontare la vita “non bisogna lasciarsi andare alla tristezza – aveva spiegato – servono amore e perdono”.

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