lunedì, 17 gennaio 2022

Addio a Lina Wertmuller, rivoluzionaria e libera

Addio a Lina Wertmuller, rivoluzionaria e libera

Roma, 9 dicembre – In un panorama in cui c’erano solo due registe donne, “Lina faceva questo mestiere con grandissima libertà, raccontando quello che voleva come voleva. Lei arriva a fare la regista senza essere intimidita dal fatto che allora le donne dietro la macchina da presa fossero poche. Con lei e con interpreti come Giannini e Mariangela Melato, una donna e un’attrice straordinaria, Lina ha fatto muovere la commedia, con lei si è rinnovata. E giustamente è arrivata in America e in tutto il mondo”. Così l’unica altra regista italiana nominata agli Academy Awards, Cristina Comencini celebrava due anni fa, quando Lina Wertmuller ha ricevuto l’Oscar alla carriera, la grande cineasta, che si è spenta a 93 anni nella notte tra l’8 e il 9 dicembre a Roma.
Nata il 14 agosto 1928 nella capitale, Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich (questo il suo nome completo) ha segnato la storia del cinema italiano e non solo, da con film come ‘Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto’, Mimì metallurgico’, ‘Pasqualino settebellezze’ che le portò nel 1977 due nomination agli Oscar come miglior regista (è la prima donna ad ottenerla) e per la sceneggiatura originale, oltre a quella per il miglior film straniero e per Giancarlo Giannini come miglior attore. Senza dimenticare capolavori televisivi come Il giornalino di Gian Burrasca con Rita Pavone, nel 1964. Decisa, anticonformista, innovatrice, spiegava di aver sempre avuto un carattere forte fin da piccola. Sono stata addirittura cacciata da undici scuole e sul set ho sempre comandato io”. L’esordio per lei nel mondo dello spettacolo avviene a 17 anni, quando si iscrive all’accademia teatrale diretta da Pietro Sharoff; in seguito, si dedica al teatro, da collaboratrice di registi come Guido Salvini, Giorgio De Lullo e Garinei e Giovannini. L’esordio nel cinema arriva nel 1963, con i basilischi, racconto di tre ragazzi ingabbiati nella loro apatia e nella vita di provincia nel sud.

Grande amore della vita della cineasta è lo stato lo scenografo Enrico Job, conosciuto nel 1965 e sposato nel 1967 : un legame personale e artistico durato fino alla morte di Job nel 2008. “Ho avuto una vita fortunata, un lavoro nello spettacolo che e’ stata la mia passione da subito, la regia, l’amicizia con Fellini, l’amore di Enrico – spiegava la regista all’uscita della sua autobiografia, nel 2012 – la figlia meravigliosa (Maria Zulima Job, ndr) e in tutto questo sono rimasta un’anima libera”.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nota, la definisce una “regista e intellettuale di grande finezza, che ha dato vita in tutta la sua prestigiosa carriera cinematografica a film e personaggi indimenticabili”. Tra i più grandi amici della cineasta, uno dei talenti che ha lanciato, Giancarlo Giannini: “Oggi, se sono qui, riconosciuto come un attore a livello internazionale, è grazie a lei che mi ha dato consigli importanti, mi ha plasmato – ha spiegato l’attore – insieme abbiamo formato un sodalizio formidabile: i suoi primi piani nei quali era maestra assoluta, e che mi hanno immortalato mi hanno reso quello che sono”. Mentre Sophia Loren, che la regista ha diretto, fra gli altri, Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici, l’adattamento televisivo di sabato, domenica e lunedì da De Filippo e Francesca e Nunziata, si dice “profondamente addolorata. E’ scomparso un mito che verrà a mancare per sempre. Per me è come se fosse morto un familiare”. Così Sophia Loren all’Adnkronos ricordando Lina Wertmuller, scomparsa oggi a 93 anni.
si dice Sono profondamente addolorata. E’ scomparso un mito che verrà a mancare per sempre. Per me è come se fosse morto un familiare”. Venerdì per redere omaggio alal cineasta ci sarà la camera ardente in Campidoglio e sabato i funerali

Leggi anche