martedì, 26 settembre 2017

Addio a Carlo di Carlo

Addio a Carlo di Carlo

Roma, 18 marzo – E’ scomparso stamattina nella sua casa romana Carlo di Carlo, Nastro d’Argento alla carriera nel 2010, prezioso collaboratore e amico di Michelangelo Antonioni. Nato a Bologna nel 1938, era molto legato alla Cineteca di Bologna, che ne ha acquisito il fondo archivistico e inaugurato proprio ieri, giovedì 17 marzo, una retrospettiva integrale delle sue opere, e all’Istituto Luce – Cinecittà, con cui ha Carlo di Carlo ha realizzato numerosi documentari e a cui aveva dedicato il film Lo sguardo del Luce, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2014.

Stretto collaboratore di Pier Paolo Pasolini agli inizi degli anni Sessanta, ha legato il suo lavoro a quello di Michelangelo Antonioni, che ha seguito dal 1967 sul set di Blow Up e al quale ha dedicato una vasta opera editoriale.

“La Cineteca di Bologna – così lo ricorda il direttore Gian Luca Farinelli – piange la scomparsa di Carlo di Carlo, regista, storico, direttore di doppiaggio, amico fin dalla sue origini. Ci lascia un patrimonio di opere preziose, uniche, come la sua personalità d’artista esigente, solitario, libero da ogni schema e refrattario a ogni vantaggio. Un personaggio importante, vivacissimo, eclettico della cultura italiana, sempre sui confini del cinema, tra finzione e documentario, teatro e televisione. Carlo di Carlo è stato collaboratore di Pasolini, poi collaboratore e studioso di Antonioni; è ugualmente titolare d’una filmografia che allinea audaci esperimenti intorno a Beckett, Calvino, Onetti, alla ricerca linguistica di tanti documentari, resa più affilata dalla sua abilità di narratore visivo. Mi piace ricordare che è suo il primo film su Marzabotto, che ebbe importanti problemi censori; e che Carlo, bolognese che poi il cinema chiama a Roma, era da ragazzo un frequentatore della libreria Palmaverde di Roberto Roversi, e insieme a Roversi ha realizzato bellissimi film su Bologna; film che sono testimonianze d’una storia, di un’utopia politica, di un paesaggio urbano, e che hanno per noi un valore speciale”.

Tutto lo staff di Istituto Luce-Cinecittà si raccoglie in un ricordo di commozione e affettuoso per Carlo, infaticabile uomo di cinema sui più diversi livelli di conoscenza. Gli uffici del Luce, dall’Archivio storico alla produzione, dalla distribuzione, all’home video fino alla Presidenza con Roberto Cicutto, ricordano accanto alla conoscenza puntuale, al limite della confidenza, con il patrimonio di cinema e memoria audiovisiva dell’Archivio, le doti di simpatia, di coinvolgimento nel lavoro, di umanità viscerale e insieme meditativa di Carlo. Una presenza che resta in alcuni film dedicati con energia contagiosa alle immagini del Luce, e nell’umanità e nella memoria delle persone che hanno avuto il privilegio di lavorare accanto a lui. qualche cenno biografico per ricordarlo.

Carlo di Carlo inizia la sua attività come critico cinematografico, dirigendo dal 1959 al 1963 la rivista di cinema e televisione “Film Selezione” e, dal 1964 al 1966, il periodico “TVC”. Autore e curatore di diversi libri tra cui Michelangelo Antonioni (Bianco e Nero, 1964),Il primo Antonioni (Cappelli, 1973), Il cinema della televisione (ERI, 1983), Fare un film è per me vivere. Scritti di Antonioni sul cinema (Marsilio, 1994), I film nel cassetto (Marsilio, 1995) e Antonioni critico (Marsilio, 2004). Ha curato inoltre alcuni volumi della collana Dal soggetto al film, diretta da Renzo Renzi per l’editore Cappelli. Nel 1961 realizza il suo primo cortometraggio La “menzogna” di Marzabotto con la collaborazione e il testo di Roberto Roversi, con il quale realizzerà successivamente Terre morte, Isola di Varano (entrambi del 1962), Vivere con la bomba (1963), Bologna (1975), Il fuoco della città (1981), Marzabotto (1984), Un film per Monte Sole (1995). Negli anni successivi prosegue la sua attività di autore con una trentina di corto e mediometraggi, tra cui Atto senza parole 2, da Samuel Beckett. È aiuto regista di Pier Paolo Pasolini per Mamma Roma (1962), La ricotta (1963) e La rabbia (1963). Decisivo per la sua formazione il rapporto con Michelangelo Antonioni, di cui è stato collaboratore per Blow Up (1967), Zabriskie Point (1970), Chung Kuo. Cina (1972), Professione reporter (1974), Il mistero di Oberwald (1980), Al di là delle nuvole (1995). Del 1977 è il suo primo lungometraggio, Per questa notte, dal romanzo di Juan Carlos Onetti, che partecipa ai festival di Berlino, Hyeres, Pesaro e Cannes, dove rappresenta l’Italia, assente da dieci anni, alla Semaine de la Critique. Nel 1981 realizza per Rai3 Il fuoco della città un poema visivo sulla città di Bologna su testo in poesia di Roberto Roversi e su musiche del compositore e musicista Giorgio Battistelli. Tra le moltissime edizioni italiane di importanti film internazionali, ha curato quelle di Heimat di Edgar Reitz (1985) e del Decalogo di Krzysztof Kieslowski (1991).

Dal 1996 al 2002 è stato consigliere della Scuola Nazionale di Cinema – Cineteca Nazionale (Centro Sperimentale di Cinematografia); membro della Commissione per le sceneggiature del Ministero dei Beni e delle Attività culturali nel biennio 1994-95, dal 2000 al 2004; membro della Commissione Consultiva per il cinema del Ministero. Nel 2002 ha curato la personale, per la prima volta completa, delle opere di Michelangelo Antonioni alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia. Nel 2004 è stato collaboratore artistico nella realizzazione del documentario Lo sguardo di Michelangelo di Michelangelo Antonioni sul restauro del Mosè di Michelangelo Buonarroti, presentato al Festival di Cannes. Nel 2008 realizza il film Antonioni su Antonioni, prodotto dalla Cineteca di Bologna, presentato a Venezia. Nel 2010 riceve il Nastro d’Argento alla carriera e il Premio De Sica. Nel 2011 realizza con Flavio De Bernardinis per L’Istituto Luce – Cinecittà il film Il gioco degli specchi. Nel 2014 firma la regia del film Lo sguardo del Luce, in occasione dei 90 anni dell’Istituto, presentato alla Mostra di Venezia.

 

 

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