lunedì, 3 ottobre 2022

A Venezia arrivano Le favolose di Roberta Torre

A Venezia arrivano Le favolose di Roberta Torre

Venezia, 1 settembre- Era il lontano 1997 quando la regista milanese Roberta Torre portò a Venezia il suo film d’esordio Tano da morire, un musical sulla mafia che lasciò il segno. Ora torna alla Mostra del Cinema con Le favolose, un film su un gruppo di sette amiche trans bolognesi che si ritrovano per una seduta spiritica sperando di entrare in contatto con Antonia, una delle loro compagne morta.

Presentato in apertura alle Notti Veneziane, sezione realizzata dalle Giornate degli Autori in accordo con Isola Edipo, il film uscirà nelle sale il 5-6-7 settembre con Europictures.
Protagoniste sono le attiviste del mondo LGBT e presidentesse del Mit- Movimento Identità Trans: Porpora Marcasciano e Nicole De Leo (quest’ultima presente anche nel prossimo film di Roberta Torre su Monica Vitti dal titolo Mi fanno male i capelli in uscita nel 2023), la più piccola del gruppo ovvero Sophia Mehiel detta anche La papessa, Veet Sandeh (fondatrice dell’associazione Sunderam Identità Transgender Torino) che va avanti al grido de: “Il mio corpo è un atto politico”, la punkettara Mizia Ciulini, e poi ancora Massimina Lizzeri e Mina Serrano. Tutte loro ricordano la loro amica Antonia Iaia, non riconosciuta neanche dopo la morte dai suoi familiari e seppellita vestita da uomo e non con il suo magnifico vestito verde speranza come lei avrebbe voluto.

“Avevo letto i libri di Porpora, le sue storie mi affascinavano, cercavo qualcosa di potente per raccontare questo modo di stare al mondo. Questo è un film per tutte le Antonie che ci sono e per le persone non accettate”, dice Roberta Torre. E sui diritti civili in prospettiva del risultato del voto alle prossime elezioni italiane dice: “Questi diritti sono talmente sentiti che non possono più non essere presi in considerazione. Sono fiduciosa: la storia travalicherà la politica e i diritti civili non potranno più essere negati”.

E Porpora: “Ci sconvolge una possibile vittoria del centrodestra, ma noi resistiamo. Sono cinquant’anni che lottiamo e abbiamo costruito tanto, ma mai abbastanza perché i diritti conquistati non bastano mai. Su di noi c’è una rimozione storica, da centinaia di anni. Anche noi siamo vittime della cultura del patriarcato”.

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