mercoledì, 23 settembre 2020

Ritratto di Carmelo Bene

Ritratto di Carmelo Bene

Roma, 1 novembre (Fr. Pierl) – Arriva un ritratto/omaggio, che arriva a 80 anni dalla nascita di Carmelo Bene e a 15 dalla morte: “Tracce di Bene” il documentario di Giuseppe Sansonna sul grande attore e regista, presentato alla Festa del Cinema di Roma, e in prima visione su Sky Arte Hd domani alle 21.15.

Il film non fiction stato ideato da Sansonna insieme al giornalista e scrittore Giancarlo Dotto, grande amico dell’attore, che ha messo a disposizione per il film anche materiali inediti come una lunga intervista audio con Bene, che ripercorre in un flusso di coscienza, ironico, tagliente, sincero e con momenti di candore, alcuni momenti della sua vita. “Carmelo era un dotto ragazzo sublime – spiega Dotto -. Oggi avrebbe 80 anni, me lo immagino a guardare l’orizzonte dalla sua casa sul canale d’Otranto. Nel film c’è un Carmelo che pochi conoscono, quello fuoriscena. Trattare con lui era sempre un rischio e un regalo. Qui lo si racconta nella sua dismisura giovanile e negli ultimi anni, quando ha cercato di chiudere la sua storia con un fil di voce, è c’è riuscito”. A punteggiare il racconto anche momenti di messa in scena affidati a Flavio Bucci, Gigi Mezzanotte, Ottaviano Dell’Acqua, Massimo Vanni.
Tra le immagini, oltre a brani di repertorio, una conversazione tra Bene e l’amico Pier Paolo Pasolini, anche estratti del backstage di Salomè e sequenze con lui dei videomaker Raffaele Schito e Salvatore Cognazzi. Un viaggio episodico, quello del film, che regala lampi e aneddoti sul lavoro e la vita di Bene, nato a Campi Salentina, in Puglia nel 1937 (”in terra d’Otranto”, come diceva lui). L’artista geniale, polemico, innamorato della parola, per sua natura controcorrente, torna a ricordi come quelli di lui bambino che serviva messa, e diventava oggetto, come altri piccoli che frequentavano la chiesa, delle ‘attenzioni’ dei sacerdoti (”se ti lasciavi accarezzare, ti davano l’assoluzione”), o i pomeriggi di avvicinamento all’arte in adolescenza grazie alla zia Raffaella, appassionata di belcanto, che l’avrebbe voluto tenore. Parla dell’arrivo a Roma per frequentare l’Accademia Silvio d’amico (ci resta solo un anno), dove entra in conflitto con gli insegnanti e dell’incontro fondamentale a 22 anni con Albert Camus, che gli concede dopo una conversazione insieme, di mettere in scena Caligola, chiedendo in cambio solo un posto in platea. E’ l’inizio folgorante della carriera di Bene, che nello stesso periodo, però, subisce per un paio di settimane l’internamento forzato in manicomio da parte dei genitori, che volevano farlo ‘rinsavire’ (“Sono stati alcuni dei giorni più interessanti della mia vita, quelli manicomiali”).

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