mercoledì, 23 settembre 2020

87 ore, l’agonia di Mastrogiovanni

87 ore, l’agonia di Mastrogiovanni

Roma, 5 novembre (Fr. Pierl) –  Lo sguardo freddo delle videocamere, ”testimonia come i pazienti diventino cose e come chi dovrebbe prendersene cura, compia solo gesti meccanici come i robot”.  E’ stata la chiave di lettura di Costanza Quatriglio nel realizzare  Il documentario 87 ore, in anteprima il 6 novembre ad Arcipelago Festival, dal 23 novembre in sala con Cineama e il 28 dicembre in onda in seconda serata su raitre. Il film non fiction, proprio attrverso le immagini delle telecamere a circuito chiuso dell’ospedale   racconta lo sconvolgente caso di Francesco Mastrogiovanni, maestro di scuola, morto nel 2009 nel reparto psichiatrico dell’Ospedale San Luca di vallo della Lucania. L’uomo portato nella struttura per un tso (trattamento sanitario obbligatorio) passa tre giorni e mezzo legato al letto mani e piedi e nutrito solo con qualche flebo. Infermieri e dottori non si accorgono delle sue crescenti difficoltà respiratorie che lo portano a morire di edema polmonare.

Il documentario nasce dalla collaborazione con l’associazione A buon diritto, che aveva portato all’attenzione dell’opinione pubblica la vicenda e con la nipote di Mastrogiovanni, Grazia Serra. Per la morte dell’insegnante sono stati inquisiti sei medici e 12 infermieri. In primo grado sono stati condannati solo i medici, a vario titolo, per omicidio colposo, sequestro di persona e falso ideologico. E’ in corso il processo d’appello e si aspetta la sentenza a breve. ”Le immagini dei video di sorveglianza erano già andate online (sul sito dell’Espresso, nel 2012 ndr) ma la sfida qui è stata costruirci un racconto. Le ho guardate 100 volte, ho letto e riletto i documenti del processo ” spiega la pluripremiata regista.  Prima del film, l’autrice vincitrice del Nastro d’argento 2015 al miglior documentario per Triangle,  ha anche parlato con uno degli infermieri: ”Mi ha detto di aver capito quello che è successo, solo dopo aver visto il video. E’ il meccanismo della frammentazione della responsabilità, lo stesso dei carnefici nei regimi”.

Al di la’ ”di ogni dubbio sul Tso la contenzione meccanica andrebbe abolita oggi, è uno strumento antiterapeutico e disumano” dice Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Parlamento e dell’associazione A buon diritto. Il senatore Pd sottolinea anche che ”due dei medici implicati nella vicenda Mastrogiovanni, sono stati coinvolti quest’anno in una morte simile in un ospedale in provincia di Salerno”.

Si parte dal racconto di come il 31 luglio 2009, su una spiaggia del Cilento, Mastrogiovanni, fu bloccato da un singolare spiegamento di forze dell’ordine, e convinto a salire sull’ambulanza per l’applicazione del Tso, emesso nei suoi confronti, dopo che la sera prima era stato visto dai vigili urbani guidare nell’isola pedonale del paese di Acciaroli ad alta velocità. L’uomo chiese però di non essere portato all’Ospedale di Vallo ”perché lì mi ammazzano”. Una frase, spiega Grazia Serra, ”che abbiamo capito solo dopo. Mio zio tra il 2002 e il 2005 aveva subito altri tre tso, ed era già stato a Vallo, dove probabilmente aveva subito altri trattamenti simili ma non ce l’aveva mai detto”. Nel film lo vediamo arrivare in ospedale, ancora in costume da bagno, gironzolare per i corridoi, mangiare e mettersi a dormire. Appena addormentato gli infermieri gli applicano i lacci di contenzione a braccia e gambe che non gli verranno mai tolti. Alla nipote fu impedito da un medico di vedere lo zio, ”perché avrebbe potuto ostacolare la terapia”.

 

Mastrogiovanni muore il 4 agosto. ”Il rimorso mi logora, quel giorno mi sono fidata di quel dottore, non sapevo che mio zio avesse il diritto di vedere i parenti e anche di parlare con un avvocato – spiega Grazia Serra -. Il mio sogno è che altri familiari in quei momenti non si ritrovino all’oscuro dei propri diritti”. Anche per questo, la famiglia, ha deciso di divulgare le immagini dei video: ”Mio zio era molto riservato ma penso sarebbe stato d’accordo, credeva nella libertà, amava gli ultimi, e allora che tutti vedano. Bisogna cambiare questa realtà”.

Leggi anche