sabato, 25 novembre 2017

La nostra (dura) vita quotidiana

La nostra (dura) vita quotidiana

Roma, 2 maggio (Fr. Palm.) – C’è la vita di tutti i giorni, quella reale, non edulcorata, che non fa sconti e che bisogna guadagnarsi ogni mattina nel nuovo film di Daniele Vicari, Sole cuore amore, che dopo il debutto alla Festa di Roma esce in sala il 4 maggio con Koch Media, regalando uno spaccato autentico di quella che per molti è la “normalità”: impegnarsi, anche oltre i limiti del possibile, per vivere dignitosamente.

Vicari, che ha diretto Isabella Ragonese, Francesco Montanari e Eva Grieco, ci porta nel litorale laziale, alla porte di Roma, dentro il microcosmo di due donne. Eli ha 4 figli, un sorriso sempre pronto per tutti, un marito che ama e che fatica a trovare lavoro e un impiego come barista a cui non può rinunciare, perchè è lei, di fatto, “a mandare avanti la baracca”. E dato che i soldi servono, si sveglia 7 giorni su 7 alle 4 e mezza, quando è ancora buio, prende prima l’autobus, spesso in ritardo, poi la metropolitana, sempre affollata, fino a Tuscolana, per servire caffè e cappuccini, sfruttata e sottopagata. Vorrebbe (r)allentare, soprattutto perchè, dopo ripetuti malori, il cardialogo la esorta a fare controlli e riposarsi, ma assicurare serenità alla sua famiglia, iniziando da quella economica, viene prima di tutto. Anche prima di se stessa. Vane, invece, che per Eli è molto più di un’amica ed è come una sorella, vive sola e si è staccata dalla madre che non capisce la sua scelta di sopravvivere ballando e facendo la performer. Ma la danza è la sua unica passione, che riempie le sue notti e anche i suoi vuoti affettivi.

Il film – prodotto da Fandango con Rai Cinema – racconta la quotidianità di queste anime semplici e “combattive”, come il cinema di oggi raramente fa: “La quotidianità è ritenuta non interessante solo da chi vive una situazione eccezionale e il potere non si interessa a questo – afferma Vicari – Trovo grave che non lo faccia neanche il cinema, perchè la quotidianità è la nostra vita, fatta di amore, lavoro, solitudine, bellezza e bruttezza. Il cinema del passato l’affrontava, ma la tendenza contemporanea è di far finta che non esista, come se testa e cuore fossero da un’altra parte. Ma ci riguarda, ci tocca e a volte ci travolge”.

E la situazione è grave, aggiunge il regista: “Si respira senso di disperazione e siamo tutti arrabbiati. La cosa che più mi sorprende, però, è che gli italiani non si ribellano… e perchè non lo fanno? Io con il film ho risposto in modo sentimentale, ispirandomi alle storie di madri, amiche e donne. Sono le donne che reggono la società e si caricano sulle spalle la fatica sociale”

Per Vicari, le due protagoniste “non sono due ‘ultime’, rappresentano la maggioranza della gente. Anche chi non ha particolari problemi economici vive una situazione difficile, il 90% delle persone fa la loro vita. Certo, non chi fa cinema o politica, ma questa è una percentuale ristretta, rispetto alla massa. Solo un certo tipo di cinema mostra ‘gli ultimi’ con pistola in mano e cocaina, facendo passare in secondo piano tutte le altre esistenze. Ho ambientato il film non a caso lontano dal potere, in un’interzona in cui accade la vita e dove vivono tante persone. E ormai questa realtà non riguarda solo le classi popolari”.

Per Isabella Ragonese diventare Eli “è stato un regalo meraviglioso. Interpretarla è stata una sfida, mi sono messa in connessione grazie al lavoro con gli altri, perchè per lei è importante la rete di relazioni, che la tiene in vita. Amo la sua energia, la capacità di essere in ascolto e punto di riferimento per gli altri. E’ un esempio, perchè si nutre di umanità e a chi le chiede se è felice, risponderebbe sempre di sì. E’ come un’eroina, un supereroe”.

Leggi anche