domenica, 20 agosto 2017

Naderi e l’omaggio all’Italia

Naderi e l’omaggio all’Italia

Venezia, 5 settembre –  (Fr. Pierl)   “Mi piace molto l’Italia, tutti la amano, è un bellissimo Paese. L’ombra in cui viveva è stata lacerata nei secoli da tanti che vi hanno portato la luce. Da un po’ di tempo però alcuni l’hanno fatta tornare nell’ombra. Il film vuole essere anche un invito a riportare in Italia la luce, a rifarla grande, anche attraverso il cinema, a non farne solo un paese turistico”, lo dice Amir Naderi, parlando di Monte’, con Andrea Sartoretti e Claudia Potenza, il primo film girato in Italia (per gran parte in Alto Adige sul Monte Latemar) dal grande cineasta iraniano Amir Naderi, che lo presenta fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia (arriverà in sala il 29 settembre con Asap) dove il regista riceve anche il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker.

Naderi, classe 1946, maestro del cinema iraniano che ha lasciato il suo Paese alla fine degli anni ’80, girando poi i suoi film negli Usa (come la trilogia ‘Manhattan by Numbers’, ‘A, B, C… Manhattan’ e ‘Marathon’) e in altri Paesi, pensava da 15 anni a questa storia: “Il cinema italiano è il mio preferito. Ho pensato che l’Italia fosse il luogo ideale per questo film ‘impossibile’. Il monte del film è come quelli con cui si confrontavano Michelangelo e altri artisti per tirarne fuori il marmo. Questo è un omaggio all’amore, all’arte, alla bellezza”. Naderi considera i giovani cineasti iraniani tra i migliori al mondo: “La politica del mio Paese è a buon mercato, ma io non me ne sono andato dall’Iran per ragioni politiche. Ho lasciato l’Iran per fare un cinema senza confini. Certo, i miei film sono banditi, ma vedo il mio lavoro come un ponte tra culture e generazioni”.
In Monte, protagonista, in un’ambientazione sobriamente medioevale, è Agostino (Sartoretti), reduce con la moglie (Potenza) dal lutto per il figlio neonato. L’hanno ucciso gli stenti dovuti al vivere su un versante della montagna, perennemente all’ombra per colpa di una montagna, che rende la terra povera. Agostino, a differenza di altre famiglie, decide di restare e di sfidare quella montagna, con la forza della disperazione.
“E’ una storia universale. I giovani e tutti noi viviamo come Agostino, con la voglia di fare qualcosa della propria vita. Non è semplice, si incontrano sempre ostacoli, ma bisogna continuare a credere in se stessi, avere pazienza e non arrendersi, portare avanti la propria sfida”.

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