sabato, 16 dicembre 2017

Blade runner 2049, cresce l’attesa

Blade runner 2049, cresce l’attesa

Roma, 19 settembre (Fr. Palm.) – C’è da scommettere che in tanti abbiano già iniziato il conto alla rovescia che li separa dall’attesissimo Blade Runner 2049: ad oggi, mancano 16 giorni all’arrivo nelle sale del film, diretto da Denis Villeneuve e prodotto da Ridley Scott, che sbarca al cinema dal 5 ottobre, con Warner Bros. Il trait d’union con il capolavoro del 1982 è Harrison Ford, nel cast affiancato, tra gli altri, da Ryan Gosling, Jared Leto, Robin Wright e Sylvia Hoeks.

Sullo schermo, vedremo l’agente K della Polizia di Los Angeles (Ryan Gosling) scoprire un segreto sepolto da tempo che potrebbe far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. La scoperta di K lo spinge verso la ricerca di Rick Deckard (Harrison Ford), un ex-blade runner della polizia di Los Angeles sparito nel nulla da 30 anni.

Questi sono gli unici dettagli della sinossi che sono stati divulgati. Alla stampa italiana sono stati mostrati alcuni estratti della pellicola, ma vige il silenzio assoluto sul contenuto delle immagini, per non rovinare la sorpresa e tenere alto il livello di suspance. Lo stesso Villeneuve – a Roma con Sylvia Hoeks, conosciuta in Italia come protagonista de La migliore offerta di Giuseppe Tornatore – chiarisce perchè: “Ci dispiace parlare del film, senza avervelo mostrato, ma abbiamo avuto problemi di spoiler in un altro paese e quindi… Non capisco perchè alcune persone vogliano svelare prima delle cose, noi registi ci mettiamo anni per assicurare la curiosità, con il nostro lavoro”.

Un lavoro a cui lui è giunto proprio grazie al primo Blade runner, come racconta: “È stato fondamentale per la mia passione per il cinema, ho pensare di voler fare questo mestiere dopo averlo visto. Su di me che ero già un appassionato di fantascienza, ha avuto un impatto visivo molto potente. Sono sempre stato attratto da questi temi, ho Asimov e Verne come autori di riferimento, hanno riempito la mia infanzia di sogni”.

Un sogno nel sogno realizzato, dunque. Ma proprio per questo, non c’è la paura di un confronto con qualcosa di così “mitico”? “Confesso di non aver accettato a cuor leggero e di averci riflettuto a lungo – dice il regista – È stato l’amore per il cinema a farmi dire di sì, perchè per me il cinema è arte e non c’è arte senza rischi. Quello che volevo era il totale controllo del film, che è del tutto diverso dal precedente e potrà non avere lo stesso successo, lo metto in conto, ma credo sia il migliore che io abbia fatto”.

Il controllo che desiderava, Villeneuve l’ha avuto e ha così deciso i colori, la luce, la computer grafica e tutti i set: “Ho avuto il privilegio di lavorare con un budget che mi ha consentito di fare tutto al di là dei miei sogni più sfrenati – dichiara – Sono tornato alle origini del cinema facendo cose reali, ho costruito ogni scena liberamente e ho lavorato sui colori in modo del tutto nuovo. Il giallo domina e dà quel tono giusto, poi ho ricreato delle analogie con il primo Blade runner, che aveva atmosfere cupe e fumose. Ho riprodotto lo stesso tipo di ambiente e di quartiere, all’interno di un mondo che nel frattempo è peggiorato. Qui c’è la neve e fa freddo, il clima è stato al centro del lavoro. Ed è vero che la luce è spesso scura, ma a volte irrompono il bianco e l’argento, perchè ho seguito l’ispirazione nordica e di Dickens”.

Il mondo è peggiorato, dice il regista. E come, in che direzione? “Il primo film dava una visione del futuro da incubo e quello attuale mostra come le cose non siano andate affatto bene – risponde – Il clima è disastroso, l’uomo vive in condizioni terribili, l’oceano si è alzato e la città ha messo un muro per proteggersi. C’è stato anche un black out che ha portato alla distruzione dei dati e a un ritorno all’analogico”. E proprio questo innesca un pensiero importante, aggiunge: “Il film fa riflettere sul ruolo della memoria e sulla fragilità del digitale. In fondo, non parla del futuro, ma del presente”.

Sulla scena, a farla da padrone è Gosling. Come è stato coinvolto? “Scott ha subito pensato a Ryan e me lo ha suggerito – informa Villeneuve – Lui ha letto la sceneggiatura, l’ha trovata straordinaria, si è innamorato del progetto e ha accettato. Il personaggio era perfetto per lui, che ha un forte carisma e regge sulle spalle il peso di tutto il film”. Un film che il regista definisce “un thriller esistenziale e malinconico, che parla anche della solitudine”.

A rappresentare la voce femminile, Sylvia Hoeks spiega di essere “felicissima di far parte del film, che dà spazio a più ruoli per le donne, che aggiungono sfumature diverse. Non posso dire niente sul rapporto che ha con il protagonista, ma mi sento fortunata perchè ho potuto esplorare tutta una gamma, una tavolozza di elementi. È stata la parte più divertente fatta fino ad ora, nella mia carriera”.

 

 

 

 

Leggi anche