sabato, 19 ottobre 2019

Vr Free (We are free), unico italiano in Venice Virtual Reality

Vr Free (We are free),  unico italiano in Venice Virtual Reality

Venezia, 27 agosto -VR Free (We are free) di Milad Tangshir, prodotto da Valentina Noya e realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte grazie al bando Under35 Digital Video Contest, è l’unico film italiano selezionato nell’ambito di Venice Virtual Reality – 76a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

VR Free è un’esplorazione immersiva negli spazi della detenzione. Girato interamente tra le mura del carcere di Torino sarà in programma per il pubblico dal 29 agosto al 7 settembre in visione VR con diverse modalità di fruizione e anche per singolo spettatore su prenotazione, sull’isola del Lazzaretto Vecchio.VR Free (We Are Free) è un documentario girato con la nuova tecnologia della realtà virtuale (VR) che pone lo sguardo sulla natura degli spazi della detenzione descrivendo alcuni momenti di vita all’interno della Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Il film raccoglie la reazione di alcuni detenuti durante il loro breve incontro con video 360° che mostrano la vita fuori dal carcere. Usando i visori VR e le cuffie, i reclusi, privati temporaneamente della loro libertà, hanno virtualmente potuto partecipare ad alcune situazioni pubbliche e intime che non possono più vivere, come una partita di serie A allo stadio, una festa in discoteca il sabato sera, un’immersione sottomarina, l’incontro con la propria famiglia in un parco pubblico.

“VR Free è il tentativo di portare l’universo poco conosciuto del carcere sotto gli occhi del pubblico, – dichiara il regista Milad Tangshir – ma anche un invito a partecipare in forma più consapevole all’urgente discussione sui nostri spazi di detenzione. Finora la differenza più significativa tra VR e video ‘normali’ (flat film) è la sua potenzialità nel restituire un forte senso di immersione, è uno strumento potente per affrontare il concetto di spazio. Vi è una crescente tendenza a utilizzare la realtà virtuale per raccontare l’impatto sociale di alcuni progetti. Offrire nuove modalità per esplorare la cultura e l’identità, può aiutarci a superare alcune carenze e creare un’opportunità per una maggiore comprensione. Nessun cambiamento significativo può avvenire senza prima costruire una nuova narrativa pubblica. VR Free cerca di usare il mezzo VR per spingere e condividere un dialogo tra dentro e fuori il carcere. Oltre allo staff dell’AMNC ho avuto la fortuna di lavorare con importanti professionisti come Stefano Sburlati (fotografia e post produzione) e Vito Martinelli che con la sua esperienza ha condotto un importante lavoro sull’audio.”

“Siamo molto orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di questo progetto, capace di raggiungere al meglio i risultati che ci eravamo prefissi con il Bando “Under 35 Digital Video Contest – Giovani protagonisti”, ideato per sostenere opere crossmediali e transmediali particolarmente legate alle tecnologie emergenti come Realtà Aumentata, Realtà Virtuale e contenuti immersivi. Così il Direttore di Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera commenta la presenza di VR Free a Venezia 76, aggiungendo che “Milad Tangshir si fa portavoce, grazie a VR Free, di una nuova generazione di filmakers e creativi in grado di raccontare il presente con uno sguardo inedito e attraverso la sperimentazione tecnologica.”

“I limiti imposti dall’esperienza della reclusione – prosegue Valentina Noya produttrice del film con l’AMNC – non hanno solo conseguenze psicologiche ed emotive, ma anche fisiche. Basti pensare che, per il fatto di non poter osservare orizzonti o punti lontani, la vista dei detenuti è spesso soggetta a rapidi peggioramenti. Per questo, sperimentare anche solo virtualmente e per pochi minuti la sensazione di una vita “chiusa” può davvero aiutare il pubblico dei liberi a comprendere meglio il significato della detenzione. VR Free si inserisce idealmente nel contesto delle iniziative che l’AMNC cura da ann

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