mercoledì, 23 agosto 2017

120 battements par minute, Act Up contro l’Aids

120 battements par minute, Act Up contro l’Aids
Photo Credit To Pietro Coccia

Cannes, 20 maggio – Ha commosso ed è stato accolto da lunghi applausi, 120 battements par minute di Robin Campillo, conquistando la critica internazionale, il biopic/drama, in gara nel concorso ufficiale a Cannes (già acquistato per l’uscita italiana da Teodora) che ricostruisce l’impegno e le spettacolari azioni compiute a inizio anni ’90 dall’associazione Act- Up Paris. Nato sul modello dell’americano Act -Up, il gruppo si dà come rompere il muro di silenzio e di paura che c’era sull’Aids, e le migliaia di morti che provocava, attraverso azioni eclatanti e slogan potenti. Un modo anche per attirare l’attenzione sulle minoranze più colpite, L’Aids dai gay ai tossicodipendenti e i carcerati.

Tra le singole storie che si raccontano (nel gruppo di protagonisti anche Adele Haenel) quella di Nathan (Arnaud Valois), sieronegativo che si è da poco unito all’associazione e Sean (Nahuel Perez Biscayart), militante de la prima ora che deve confrontarsi con i primi segni della malattia.

Campillo, a lungo collaboratore di Laurent Cantet (come sceneggiatore e montatore) parla nel film di atmosfere e situazioni che conosce bene, essendo stato militante di Ac -Up: «E’ molto difficle creare un movimento politico, lo vediamo in Francia in questo periodo – ha spiegato Robin Campillo -. Act up era un movimento molto minoritario, avevamo riunioni a cui partecipavano 150, 200 persone, tutte le settimane. Non è un film che vuole dare lezioni ma ricordare quel gruppo di persone capace di fromare insieme un discorso, un’azione e di ottenere delle vittorie politiche. Spero che il film possa risvegliare quello spirito”.

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