mercoledì, 18 settembre 2019

Mortensen, Green book per ridere, piangere e riflettere

Mortensen, Green book per ridere, piangere e riflettere
Photo Credit To Pietro Coccia

Roma, 24 ottobre – (Fr. Pierl) “Green Book non ti dice cosa devi pensare, ascoltare o vedere. Secondo me è un invito a fare un viaggio, a ridere, a piangere e se vuoi forse a riflettere sui limiti delle prime impressioni. Non è una lezione forzata, è una bella storia condivisa del passato che può aiutarci a capire il presente”. Così Viggo Mortensen, racconta, in un italiano quasi perfetto, il film che potrebbe riportarlo in corsa agli oscar, Green book di Peter Ferrelly, nel quale, insieme a Mahershala Ali, racconta la vera storia dell’amicizia, durata tutta la vita, nata nel 1962 fra un virtuoso afroamericano del pianoforte, Don Shirley e il buttafuori italo americano Tony Vallelonga. Il film, presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma ha vinto il premio del pubblico a Toronto e darà in sala dal 31 gennaio con Eagle Pictures.

Il film è basato basato sulla sceneggiatura scritta dall’attore Nick Vallelonga (figlio di Tony, morto nel 2013, come Shirley) con Brian Currie e il regista Peter Farrelly, uno dei re della commedia Usa in coppia con il fratello Bobby, qui al primo film da solo e alle prese con un genere diverso, la dramedy. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, padre dei famiglia del Bronx, molto innamorato della pazientissima moglie Dolores (Linda Cardellini) si mantiene con lavoretti e scommesse. Risoluto e affabulatore, quando il club dove lavora viene momentaneamente chiuso, accetta di lavorare per Don Shirley, colo, poliglotta, raffinato e riservato pianista che vive in un lussuoso appartamento al primo piano della Carnegie Hall. Il musicista ha bisogno di un uomo come Tony per risolvere eventuali problemi legati al tour che sta per intraprendere negli Stati del Sud, dove il razzismo è ancora fortemente radicato. Gli ostacoli e le situazioni rischiose non mancheranno. Tra i due uomini, però nei lunghi spostamenti in macchina, nasce una reciproca comprensione e voglia di conoscenza.

Mortensen, che per il ruolo è ingrassato una quindicina di chili (“quello è stato piacevole e facile, basta mangiare, ma ci è voluto un po’ per perdere quel peso”) definisce la sceneggiatura di Green Book come “una delle più belle e meglio scritte che abbia mai letto – dice -. Ho trovato la storia incredibile, mi ha fatto ridere e piangere. Ero un po’ teso perché non sono italiano e sentivo molto la responsabilità di rendere al meglio, senza trasformarlo in una caricatura, questo personaggio. Mi ha molto aiutato la famiglia di Tony, con cui ci siamo capiti subito, a tavola, mangiando insieme per cinque ore. Quando poi li ho visti commuoversi sul set, ho capito che era andata”. E’ stata molto importante anche l’alchimia con Mahershala Ali, che Mortensen stima molto: “E’ una persona di grandissima generosità”.

Queste storie “ti permettano di conoscere un po’ di più chi è diverso da te. Sono molto importanti in questo momento – sottolinea – perché si vede in giro tantissima misoginia e ignoranza, ad esempio su temi come la crisi dei migranti o la religione. Mi spavento soprattutto quando vedo che persone di potere, dai politici ai sindacalisti, sono ignoranti nella stessa maniera o fingano di esserlo, per arrivare o rimanere al potere”.

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