mercoledì, 8 dicembre 2021

100 Anni Fa Nasceva Luis Berlanga . Il Cervantes Lo Ricorda

100 Anni Fa Nasceva Luis Berlanga . Il Cervantes Lo Ricorda

Roma, 10 giugno – (di Romano Milani) Il regista spagnolo Luis Berlanga avrebbe compiuto il 12 giugno 100 anni. E’ scomparso nel 2010 alla soglia dei 90. Per ricordarlo e scoprire “l’ironia pungente e l’acida satira sociale del suo miglior cinema”, l’Instituto Cervantes di Roma ha organizzato una rassegna cinematografica preceduta dal colloquio «Berlanga tra Italia e Spagna» con i critici cinematografici Andrea G. Bermejo e Giorgio Gosetti e i direttori dei centri Cervantes di Bruxelles Ana Vázquez e di Ammán Juan Vicente Piqueras. Tema dell’incontro il ruolo del regista valenzano nella cinematografia spagnola con una particolare attenzione al suo lavoro e al suo successo in Italia. Berlanga, infatti, non solo sentì molto l’influenza del Neorealismo di Cesare Zavattini, ma, con sceneggiatore Ennio Flaiano e interprete Nino Manfredi, italiani, nel 1963 girò quella che la critica ritiene una delle sue opere più riuscite: “La ballata del boia” (El verdugo). La storia di un impiegato di pompe funebri che avendo sposato la figlia del boia, si vede costretto, suo malgrado, al pensionamento del
suocero a succedergli nel mestiere. Apparentemente “nero”, in sostanza, un film sulla pena di morte.

Lodato dalla critica, premiato dalla FIPRESCI (la Federazione dell stampa cinematografica internazionale) alla Mostra del cinema di Venezia, dal punto di vista politico, Berlanga, di trovò, inaspettatamente, tra due fuochi: le autorità della Spagna di Franco (siamo nel 1963 in pieno boom economico e il Caudillo è saldamente al potere) ne chiedono con durezza il riitiro dalla rassegna considerandolo calunnioso nei confronti del loro Paese. Gli anarchici italiani e la rivista francese di sinistra “Positif” lo giudicano, al contrario, troppo celebrativo del regime franchista e  addirittura favorevole alla pena capitale.

A farci capire meglio le opposte ragioni, non ci è utile nemmeno la rilettura della recensione del Centro cattolico cinematografico: “Per dimostrare la sua tesi contraria alla pena capitale, Berlanga ha scelto paradossalmente un’originale storia non priva di spunti divertenti animata  da un gruppo di personaggi abbastanza gustosi e di efficace resa umoristica. La tragicità dell’argomento è talvolta in contrasto con situazioni e battute di tono prettamente comico per cui il passaggio dal bozzetto leggero e scanzonato alla conclusione macabra e amara non è sempre coerente”. (‘Segnalazioni cinematografiche’, vol. 55, 1964)
Nato a Valencia, Berlanga è considerato uno dei leaders della nuova generazione di cineasti del secondo dopoguerra. Inaugurò la commedia realista spagnola, mostrando un Paese diverso da quello presentato dal cinema di regime portando sullo schermo personaggi dai tratti picareschi, inevitabilmente perdenti in una solitaria lotta contro l’ordine sociale. Nel 1948 firma la sua prima regia, il cortometraggio, “Paseo sobre una guerra antigua” in collaborazione con Juan Antonio Bardem con il quale diresse anche il suo esordio nel lungometraggio: “Esa pareja feliz” (1951) un ironico affresco sulla società spagnola centrato sulle disavventure di una giovane coppia di operai madrileni, che divenne subito il manifesto di una nuova generazione di intellettuali. Il primo successo internazionale lo colse nel 1953 a Cannes con “Bienvenido Mister Marshall”: un piccolo paese castigliano attende invano l’arrivo degli aiuti previsti per l’Europa dal piano che prendeva il nome del Segretario di Stato statunitense.

Ricco di spunti ironici e pungenti come l’uso parodistico dei generi hollywoodiani attraverso cui si materializzano i desideri dei personaggi, il film fece
indispettire gli americani ma si aggiudicò il Prix international de la bonne humeur che, forse, diede maggior vigore alla sua vena polemica. In “Novio
a la vista” (1953), prende di mira la consuetudine dei matrimoni combinati; in “Calabuch” (1956) uno scienziato americano si nasconde in un villaggio di pescatori per evitare che le sue conoscenze siano sfruttate per scopi militari; “Los jueves, milagro” (1957 “Arrivederci, Dimas”), lo dovette addirittura riscrivere più volte “su richiesta” delle autorità ecclesiastiche e fu comunque censurato prima dell’uscita, è una parodia sulla devozione religiosa attraverso le vicende di un villaggio spagnolo i cui abitanti, per attrarre il turismo, fingono di assistere a un miracolo. Dal sodalizio con lo scrittore Rafael Azcona Fernández nasce prima il cortometraggio “Se vende un tranvía” e quindi “Plácido” (1961) candidato all’Oscar per il miglior film straniero. Più esplicito il titolo originario – “A tavola con un povero” – censurato, il film racconta la disavventura di una famiglia che, dopo aver invitato un mendicante alla cena natalizia, si trova
nella condizione di doversi disfare del suo cadavere. Nel 1962 realizza “La morte e il boscaiolo”, episodio di “Le quattro verità” e nel 1973 arriva a Parigi per le riprese di “Life Size”, una riflessione sulla complessità dei rapporti sentimentali tra uomini e donne.

Dopo la morte di Franco, nel 1975, firma una trilogia sulle trasformazioni in atto nella società spagnola cui segue “La vacchetta”, ambientato negli anni della
sanguinosa Guerra Civile e nel 1993 con “Tutti in carcere” vince tre PremiGoya: miglior regia, miglior film e miglior sonoro. Nel 2002 torna per
l’ultima volta, ma con un ritorno alle origini, dietro la macchina da presa per il cortometraggio contro la pena di morte, “El sueño de la maestra”.
Muore nella sua casa di Madrid nel 2010 a 89 anni.

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