lunedì, 21 agosto 2017

100 anni di Steno

100 anni di Steno

Roma, 18 gennaio (Fr. Pierl) –  L’occasione “per conoscere le due anime di nostro padre. Era un regista molto popolare amato dal pubblico ma anche un fine intellettuale e un grande scrittore”. Così Carlo Vanzina definisce  ‘Steno, l’arte di far ridere’, la grande mostra dedicata al regista che sarà alla Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea dal 12 aprile a 5 giugno, in occasione del centenario della nascita del cineasta.
Sarà un viaggio scandito da giornali (come i numeri del Marc’Aurelio, per cui Steno era stato vignettista), documenti, scene di film, lettere, cimeli, caroselli, cartelloni, foto, ricco di materiale inedito di famiglia, grazie ai figli di Steno. per esplorare la personalità di uno dei padri della commedia all’italiana.  A ispirare tutto l’allestimento sarà il Diario futile, una sorta di Zibaldone/opera pop, rimasto a lungo inedito, in cui il regista aveva incollato, negli anni della guerra, ritagli di giornale, vignette, appunti e foto dei collaboratori.

La mostra verrà strutturata in due sezioni: la prima, cronologica, tratterà l’infanzia e la formazione con i suoi esordi professionali nelle riviste, in radio e nel teatro di avanspettacolo contestuali all’attività di sceneggiatore e di regista sia nel cinema che in televisione. La seconda, tematica, analizzerà argomenti legati alla figura di Steno tanto nel campo professionale quanto in quello privato: rapporti con la censura, sodalizi con attori e collaboratori, la famiglia e l’attività di scrittore

L’esposizione a cura di Marco Dionisi e Nevio De Pascalis (realizzatori anche della recente mostra su Scola) è prodotta da Show Eventi, in collaborazione con CityFest – il programma di eventi annuali della Fondazione Cinema per Roma e con il sostegno di Siae.

Stefano Vanzina, in arte Steno (”era una contrazione nel nome nata quando lavorava al Marc’Aurelio, ma c’è anche chi dice si sia ispirato a una famosa scrittrice di romanzi d’appendice Flavia Steno” spiega Carlo Vanzina) nato il 19 gennaio 1917 e morto il 13 marzo 1988, ha firmato nella sua carriera film come Un giorno in pretura, Guardie e Ladri, Un americano a Roma, diventando uno dei registi d’elezione di attori come Sordi e Totò.

”Mio nonno morì presto e mia nonna la contessa Giulia Boggio, che era un po’ sciagurata e giocava al casinò, vivevano di stenti. Finché mia nonna non affidò mio padre a una zia. Lui allora decise di prendersi cura di se stesso giovanissimo. Prese la licenza liceale al Mamiani si iscrisse a legge (poi riuscendo a laurearsi), ed inoltre frequentava il Centro Sperimentale, l’Accademia D’arte e lavorava al Marc’Aurelio. A 19 anni era già sceneggiatore per Mattoli… altri tempi – racconta sorridendo Enrico Vanzina. – Lui, che andava a lavorare in giacca e cravatta, ci ha insegnato tanto: essere seri in questo lavoro, anche perché i successi passano e che l’unico vero interlocutore è il pubblico”, per il quale ”papà aveva una grandissimo rispetto” aggiunge Carlo. Con questa Mostra, che ha come sottotitolo ‘C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora’, ”celebriamo il cinema italiano che nasce prima della guerra, si sviluppa nel primo dopoguerra e diventa fortissimo negli anni ’50, ’60, 70, grazie a persone molto semplici, intelligenti e spiritose, che si chiamavano Steno, Mario Monicelli, Scola, Risi, Comencini”.

 

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