lunedì, 3 ottobre 2022

Festa di Roma 2022, “sarà un festival ampio e diffuso”

Festa di Roma 2022, “sarà un festival ampio e diffuso”

Roma, 23 settembre- “Sarà un festival ampio e diffuso, una festa per tutti: sarà il momento della riscossa del cinema in sala. Senza mascherine e senza paura di ammalarsi siamo pronti per affrontare una grande stagione cinematografica”. Così il neo presidente della Festa di Roma Gian Luca Farinelli che ieri ha presentato all’Auditorium, insieme alla nuova direttrice artistica Paola Malanga, il programma della Festa, che si svolgerà dal 13 al 23 ottobre e che in questa diciassettesima edizione torna ad essere competitiva.

Ripristinato dunque il concorso (sono ben sedici i film in gara), tanto cinema italiano, tanti esordienti e diverse nuove sezioni come Freestyle, sezione più eccentrica e di dialogo tra il cinema e le altre arti, o The Best of 2022, con i migliori film dell’anno. Ma anche quelle dedicate agli incontri con il pubblico come Paso Doble (nella quale due autori si confronteranno su temi riguardanti il mondo del cinema) e Absolute Beginners (nella quale un autore affermato rievocherà la sua opera prima).

La Festa di Roma apre con un film italiano (non accadeva da tempo): Il colibrì di Francesca Archibugi, presentato nella sezione non competitiva Gran Public, dedicata al cinema per il grande pubblico. E poi con l’omaggio a James Ivory che ritirerà il Premio alla carriera.
Questi i titoli in concorso: “ripristinato perché se ne sentiva la mancanza”, dice Paola Malanga. Tante opere prime: Alam di Firas Khoury, su una nuova generazione di arabo-palestinesi; Causeway di Lila Neugebauer, primo film prodotto da Jennifer Lawrence che è anche protagonista nei panni di una reduce di guerra dall’Afghanistan; Foudre della svizzera Carmen Jaquier; Jeong-Sun del coreano Jeong Jo-hye su un’operaia di mezza età vittima di bullismo; Shttl di Ady Walter su un piccolo villaggio ucraino al confine con la Polonia abitato principalmente da ebrei che viene occupato dai nazisti. E poi: l’opera seconda Houria dell’algerina Mounia Meddour con protagonista una ballerina; In Einem Land, Das Es Nicht Mehr Gibrt del tedesco Aelrun Goette, film che si svolge nella Berlino est; January di Viesturs Kairiss ambientato a Riga; The hotel di Wang Xiaoshuai sul lockdown del 2020 in Thailandia. E ancora: La Tour del francese Guillaume Nicloux, variazione distopica di un condominio di periferia ai tempi del Covid; la commedia spagnola Ramona di Andrea Bagney con la nota cantautrice Lourdes Hernandez; Raymond & Ray di Rodrigo Garcìa con Ethan Hawke e Ewan McGregor e Sanctuary di Zachary Wigon su una escort e il suo facoltoso cliente.

In competizione anche due italiani: La cura di Francesco Patierno, film che si svolge a Napoli in pieno lockdown e che fa una rilettura contemporanea de La peste di Albert Camus e I morti rimangono con la bocca aperta di Fabrizio Ferraro, su quattro partigiani sull’Appennino centrale nel 1944. Unico doc in gara: El Caso Padilla di Pavel Giroud.

Nella sezione Freestyle: 75- Biennale Ronconi Venezia di Jacopo Quadri, l’esordio alla regia Bassifondi di Francesco Pividori film scritto dai fratelli D’Innocenzo su due senza tetto lungo il Tevere; La California di Cinzia Bomoll con la voce narrante di Piera Degli Esposti; Daniel Pennac: ho visto Maradona!, doc di Ximo Solano; Dario Fo: l’ultimo mistero buffo di Gianluca Rame; Three Woman and The War, doc su tre fotoreporter di guerra diretto dalla tedesca Luzia Schmid; La divina cometa di Mimmo Paladino, film sul presepe con Toni Servillo, Francesco De Gregori, Nino D’Angelo e Alessandro Haber; il doc Enrico Cattaneo/Rumore bianco di Francesco Clerici e il doc Er gol de Turone era bono di Francesco Miccichè e Lorenzo Rossi Espagnet; il doc Jane Campion, la femme cinéma, diretto da Julie Bertuccelli; l’opera prima L.O.L.A. dell’irlandese Andrew Legge; Il maledetto di Giulio Base, una tragedia shakespeariana nelle terre di Puglia.

Al centro anche le proposte seriali: dalla prima mondiale del western Django diretta da Francesca Comencini con un notevole cast internazionale a Romulus II di Matteo Rovere; da Self- Portrait as a coffee pot di William Kentridge a Sono Lillo di Eros Puglielli sul comico Lillo Petrolo.

E tanti documentari: Life is (not) a game di Antonio Valerio Spera; Lynch/Oz di Alexandre O. Philippe sul mago di Oz; Nino Migliori. Viaggio intorno alla mia stanza di Elisabetta Sgarbi; La paz del futuro di Francesco Clerici e Luca Previtali su un’artista sudamericana; Souvenir D’Italie di Giorgio Verdelli.

Tanta musica sparsa in tutte le sezioni (Jazz Set di Steve Della Casa e Caterina Taricano e Louis Armstrong’s Black & Blues di Sacha Jenkins). Due i generi che faranno da fil rouge alla Festa di Roma: il western e la commedia romantica. Lo si vede soprattutto nella sezione Grand Public: dall’esilarante commedia Bros di Nicholas Stoller al western Butcher’s Crossing di Gabe Polsky con Nicolas Cage; dalla commedia Era ora di Alessandro Aronadio con Edoardo Leo e Barbara Ronchi a The Lost King di Stephen Frears sul re Riccardo III i cui resti erano dati per dispersi fino alla black comedy culinaria The Menu di Mark Mylod, con Ralph Fiennes e Mrs. Harris Goes To Paris di Anthony Fabian con Isabelle Huppert.

Sempre in questa sezione: Amsterdam di David O. Russel; Astolfo di Gianni Di Gregorio con Stefania Sandrelli e Alfonso Santagata; L’ombra di Caravaggio di Michele Placido con Riccardo Scamarcio nei panni di Caravaggio e con Louis Garrel nei panni di un investigatore; Il principe di Roma di Edoardo Falcone con Marco Giallini; Rapiniamo il Duce di Renato De Maria con Pietro Castellitto, Matilda De Angelis, Tommaso Ragno e Isabella Ferrari; Rheingold, il nuovo film di Faith Akin; La stranezza di Roberto Andò con Toni Servillo nei panni di Pirandello e con Ficarra e Picone; War- La guerra desiderata di Gianni Zanasi con Edoardo Leo, Miriam Leone, Giuseppe Battiston e Stefano Fresi. Infine What’s Love Got To Do With It? di Shekhar Kapur delicata commedia romantica con Emma Thompson.

“Non c’è alcuna competizione con gli altri festival super top, come Venezia, Cannes, Berlino, Torino. E non credo che il concorso di Venezia possa esaurire la necessità di scoprire nuovi autori. Ci sono film per tutti. Altrimenti non avrebbe senso produrre tutto questo cinema. C’è un problema di circolazione, di distribuzione e di messa in evidenza, soprattutto quando parliamo di autori poco noti. Ma comunque ce n’è per tutti e il concorso vuole mettere in evidenza film che altrimenti rischierebbero di non avere attenzione”, conclude Paola Malanga.

Giulia Lucchini

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