martedì, 29 settembre 2020

Odissea nuda, la versione integrale mai vista prima

Odissea nuda, la versione integrale mai vista prima

Tra gli omaggi della 10.ma Festa di Roma, c’è la proiezione della versione integrale di Odissea nuda di Franco Rossi, il film più censurato della storia del cinema italiano che si vede per la prima volta interamente grazie al restauro da parte della Cineteca Nazionale, con Istituto Luce Cinecittà ed Euro Immobilfilm.

Tra tante opere minate nella loro integrità, da Rocco ai suoi fratelli a Ultimo tango a Parigi, da Pasolini a Ferreri, stupisce che una sorta di primato spetti, metro alla mano, ad un film di Franco Rossi (1919 – 2000): un campione di delicatezza più che di scandalo (vedere per credere Amici per la pelle, uno dei più bei film sull’adolescenza del cinema italiano). Eppure – con oltre 11 minuti di tagli – al suo Odissea nuda (1961) potrebbe forse andare il titolo di “film più censurato nella storia del cinema italiano”. Nella storia di Enrico, un regista che a Tahiti si lascia catturare dal fascino esotico dei luoghi e delle bellezze locali, la censura dell’epoca legge un soggetto “offensivo del pudore, della morale e del buon costume”, imponendo alla produzione 17 tagli tra scene e dialoghi, per un totale di 307 metri di pellicola. Saltano intere battute, altre vengono “corrette” («È una giovane che ha bisogno del suo sfogo» diventa «È giovane… lei capisce»), di alcune sequenze non resta traccia (“nella scena del prete che balla con le Polinesiane, eliminare il tutto”, si legge nelle richieste della Commissione di appello).

Di lì a qualche anno – ironia della sorte – lo stesso Franco Rossi entrerà nelle case degli italiani con un’altra Odissea, quella televisiva con Bekim Fehmiu e Irene Papas, destinata non più a dare scandalo ma ad imprimersi nella memoria collettiva: dell’altra Odissea, quella nuda e censurata (e apprezzata, tra gli altri, da Moravia, che ne sottolinea la “carica lirica“, il “raro livello espressivo” e “certe notazioni degne delle pagine di Stevenson“), si perderanno col tempo le tracce (l’ultima trasmissione televisiva risale al 1968).

 

 

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