sabato, 19 settembre 2020

I love… Marco Ferreri in sala dal 30 novembre

I love… Marco Ferreri in sala dal 30 novembre

Roma, 26 novembre – ”Una indagine postuma, tra reale e surreale, sui mutamenti sociali degli ultimi anni, attraverso l’occhio di un artista fuori dal coro”. E’ il senso per il regista Pierfrancesco Campanella di I love… Marco Ferreri il documentario in sala dal 30 novembre con Cinedea. ”Marco Ferreri è stato uno dei grandi maestri del cinema italiano: dissacrante e anticonformista, sempre in bilico tra l’ironico e il grottesco più estremo, ha diretto dei film originali e graffianti, che hanno fatto storia, conseguendo spesso grandi incassi al botteghino – spiega il regista – . Eppure, a vent’anni dalla sua prematura scomparsa, è stato quasi dimenticato
dall’immaginario collettivo. Una vera e propria “uccisione”, neanche tanto metaforica. Ho immaginato un misterioso detective, che si muove come un personaggio d’altri tempi, compie una inchiesta personale su questo ipotetico “delitto”.

Attraverso l’analisi di alcune delle sue opere maggiormente significative, interviste ad esperti e studiosi della “settima arte”, testimonianze di chi lo ha conosciuto e immagini di repertorio, il bizzarro investigatore arriva a individuare il “colpevole”:
quella società dei consumi che il regista ha sempre stigmatizzato, fin da tempi non “sospetti”. Rea le ‘voci’ del documentario Michele Placido, Piera Degli Esposti, Orio Caldiron, Franco Mariotti, Fabio Melelli, Mario D’Imperio, Emanuele Pecoraro.

Diversamente da Fellini, aggiunge Campanella ”Diversamente da Fellini, Ferreri non è mai diventato un aggettivo: avete spesso
udito il termine “felliniano”; ma quante volte avete sentito dire “ferreriano”? Mai! Perché a Ferreri mancò sempre (e non per caso) quella capacità di farsi universale perdendo un po’ di sé. Si fece internazionale, questo sì, ma la sua vena caustica era
troppo personale per poter diventare un aggettivo capace di etichettare una visione cinematografica permanente. Lui stesso si evolveva e, talvolta, si contraddiceva, dunque il suo stile non poteva essere fissato per sempre in un aggettivo. E non che all’interno della sua abbondante (per un autore così) filmografia, siano mancati i successi commerciali: per dirne uno, “La Grande Abbuffata” fu campione
d’incasso anche fuori dai confini nazionali. In lui l’integrità dell’intellettuale e la visionarietà del creativo non significavano
ermetismo sterile, di quello che fa scappare il pubblico invece di indurlo a pagare il biglietto. “Un bravo regista non dice mai: Ecco, questa la mia opera, è il pubblico che deve capirla!”, disse una volta Ferreri”.

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