lunedì, 28 settembre 2020

Festival & pubblico: ne parla la critica

Festival & pubblico: ne parla la critica

Roma, 10 novembre 2015 (Red. Cin)  Servono ancora i festival? E fanno abbastanza per avvicinare il pubblico al cinema? Domande che nel mondo degli addetti ai lavoro rimbalzano tra un festival e l’altro e che il SNCCi ha deciso di affrontare pubblicamente tentando di fare un primo ‘punto’ sul tema. ‘Dopo Venezia e Roma. Quale Festival Per Il Cinema?’ è stato in particolare il titolo del convegno organizzato a Roma dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici e aperto al contributo non solo delle sigle dell’associazionismo cinematografico ma anche di giornalisti e operatori culturali intervenuti in prima persona.
”Senza voler di nuovo entrare nella querelle tra Venezia e Roma – ha detto il presidente del Sncci, Franco Montini, che ha aperto l’incontro ricordando ancora una volta sia Morando Morandini che Dina D’Isa – si nota comunque nei festival una bulimia di titoli. Ogni Festival si promette di selezionare con rigore ma finisce spesso per tradire l’impegno e certi titoli che meriterebbero attenzione non ne ottengono alla fine adeguatamente né dai media né dal pubblico”.
Ma il problema, oltre la concorrenza, è la qualità o la quantità? Per il nuovo delegato generale della Settimana della Critica, Giona Nazzaro “I festival sono e restano un luogo fondamentale d’incontro per la comunità del cinema e il mercato, anche se bisognerebbe armonizzare meglio l’offerta e il diverso ruolo di ciascuno”.

 

Indiscusso in questo senso il primato di Venezia: pur con molte defezioni a causa dei molti impegni anche internazionali di questi giorni sia giornalisti che gli operatori intervenuti lo hanno sottolineato ’naturalmente’: E’ importante però far alcuni distinguo: Andrea Occhipinti, presidente Distributori Anica ha sottolineato per esempio per primo le differenti vocazioni della Mostra e della Festa di Roma: ”Quest’anno abbiamo capito che Venezia resta la manifestazione più importante per autorevolezza e prestigio” ha detto “ma anche che non può avere il mercato: a Venezia i buyers preferiscono inevitabilmente Toronto, che offre, praticamente in contemporanea un panorama di 600 film. Interessante ma offre ormai, però, poca visibilità ai titoli indipendenti ed europei. E questa è la chance di Roma” . A proposito della Festa molte le considerazioni, anche con qualche riserva, pur essendo assenti sia la Presidente della Fondazione Cinema per Roma Piera Detassis e il Direttore Antonio Monda (che risiede a New York) ma anche Laura Delli Colli che avrebbe partecipato sia per ascoltare lo scambio su Roma in qualità di consigliere della Fondazione sia per dare il proprio contributo come Presidente del Sngci ma è a Los Angeles proprio in questi giorni per l’impegno di Cinema Italian Style di cui cura la selezione artistica.

 

Da Mario Sesti, responsabile di Cityfest per Fondazione Cinema per Roma, un segnale generico sul ruolo dei Festival ”vista la contrazione del mercato, rappresentano una realtà molto più importante rispetto al passato, soprattutto nella loro componente dal vivo, quella degli eventi e gli incontri con il pubblico”. Un elemento che ha avuto senza dubbio il suo peso sul bilancio dell’edizione che si è appena conclusa, a proposito della quale hanno preso parte al dibattito anche

 

Lucia Milazzotto, direttore del Mia, Mercato Internazionale dell’Audiovisivo e Gianluca Giannelli per Alice nella città. A lei in particolare il compito di sottolineare come “la presenza di un mercato vicina un festival abbia dimostrato che può dare più opportunità di promozione ad entrambi, pur in una rispettiva indipendenza”. Gianluca Giannelli, invece, direttore con Fabia Bettini di Alice nella città, si chiede: ”E se Roma fosse uno spazio di formazione, coinvolgendo le università e le scuole? Per fare da ‘ponte’ davvero tra due festival importanti come Venezia e Torino – ha detto- poteva avere più coraggio, soprattutto nell’anno in cui Alice ha dimostrato di continuare a crescere…” Uno spunto immediatamente colto da Federico Pontiggia, che pur nella visione fortemente critica dei contenuti di Roma,si è espresso con favore a proposito del Mia e, appunto, della politica di promozione di Alice.
Interventi anche sul ruolo e sulle date del calendario: il presidente del Centro Sperimentale Stefano Rulli, si è chiesto in particolare, anche di fronte all’interesse crescente degli studenti per una narrazione diversa come quella della fiction se non sia opportuno ripensare l’offerta di Roma azzerando la formula dei due festival separati così vicini (cinema e fiction) a favore, invece, di una proposta che unisca le due opzioni, a favore del pubblico”

 

Secondo Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema e responsabile delle Giornate degli Autori, ”un festival è un ponte, con una sbarra d’ingresso e una d’uscita, quella del confronto fra autori e pubblico, e quella dell’investimento e del suo esito. Ci sono manifestazioni ”come il Far East e il Festival del Cinema ritrovato a Bologna che hanno successo senza bisogno di glamour; Roma e Torino, al contrario di Venezia che ha una formula più ‘chiusa’. sono grandi aggregatori di pubblico…Il problema centrale, ”è riuscire a creare l’evento, la spettacolarità non solo legata al tappeto rosso”.

 

Da Fabio Ferzetti infine un cenno al ruolo della critica “ ormai atomizzato, in un’evidente perdita di autorevolezza” . Lo dicono anche i risultati in sala di film premiati ai festival: sempre più incerti e imprevedibili, da Dheepan e The walk (andati male), a Non essere cattivo, Taxi Teheran, Amy e The lobster (”che hanno trovato o stanno trovando un pubblico”). ”E’ un fatto” dice che “ i festival non fanno abbastanza per avvicinare gli spettatori ai film che lanciano”. Un esempio utile, per Andrea Purgatori dei Centoautori ”viene dalle piccole rassegne (Ortigia, la Zisa a Palermo, Procida, Lampedusa rimaste in piedi solo grazie alle passione di persone che lavorano praticamente gratis e che riescono a riempire le sale e le piazze anche con film di giovani autori italiani o documentari. Per questo abbiamo deciso come autori, per tre anni, di non metterci in tasca l’equo compenso ma di investirlo sulla formazione e sulla promozione di rassegne come quelle”. E’ una strada, ma anche una valutazione che fa la differenza. E i grandi festival con la loro ‘bulimia’ più o meno dichiarata, ma inevitabile, non sono comunque su questa strada…

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