giovedì, 24 settembre 2020

“Riprese Proibite”, mobilitazione per Karimi

“Riprese Proibite”, mobilitazione per Karimi

Roma, 10 novembre – “Riprese Proibite” la mobilitazione per salvare il regista iraniano Keywan Karimi, condannato a 6 anni di carcere e 223 frustrate per “aver offeso le istituzioni sacre dell’Iran” con i suoi film, sarà alla  Casa del Cinema di Roma (Largo Marcello Mastroianni, 1)  – Sala Kodak – giovedì 12 novembre, alle 11.00.

A poche ore dalla visita in Italia del Presidente della Repubblica Islamica Iraniana Hassan Rouhani, Iran Human Rights Italia e 100autori vogliono porre all’attenzione dell’opinione pubblica, dei media e delle istituzioni il caso, purtroppo non isolato, di Karimi.

Modera e introduce Cristina Annunziata, Presidente di Iran Human Rights Italia. Intervengono: Costanza Saccarelli, manager dello spettacolo e attivista per i diritti umani; Daniele Cini, Associazione 100autori;  Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia. Saranno proiettati e disponibili per la stampa: la video intervista a Keywan Karimi, il video appello del regista Daniele Vicari e la video testimonianza del regista Mohsen Makhmalbaf.
L’evento ha ricevuto il sostegno del SNGCI.

Questo l’estratto con le raccomandazioni di Iran Human Rights al Presidente del Consiglio, Matteo

Renzi, in vista della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani:

“A pochi giorni dall’arrivo in Italia del Presidente iraniano Hassan Rouhani, Cristina Annunziata, Presidente di Iran Human Rights Italia indirizza un messaggio al Presidente del Consiglio Matteo Renzi chiedendogli di non perdere l’occasione dell’incontro con Rouhani per sollevare la questione del rispetto dei diritti umani nella Repubblica Islamica.

L’Italia si batte da decenni per l’abolizione della pena di morte nel mondo e oggi non può chiudere gli occhi di fronte ai drammatici numeri sulla pena di morte in Iran. Sotto la presidenza Rouhani le esecuzioni sono perfino aumentati rispetto al passato. Dall’inizio del 2015, secondo i dati di Iran Human Rights, nella Repubblica Islamica sono state messe a morte più di 800 persone. “A far crescere a dismisura le statistiche delle esecuzioni capitali in Iran sono le pene comminate per reati di droga – sottolinea Cristina Annunziata. 2500 sentenze di morte sono state eseguite, negli ultimi cinque anni, per questo genere di reati. 500 solo nei primi 8 mesi del 2015, un dato che incrementa del 40 per cento quello del 2014”.

Il contrasto al traffico di stupefacenti in Iran è finanziato anche con le risorse internazionali dei pro-grammi dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). Vari Paesi europei, quali Danimarca, Irlanda, Gran Bretagna, a fronte della constatazione che i finanziamenti a quei programmi si traducono, nel caso dell’Iran, in un incremento delle esecuzioni, hanno preso la decisione di non contribuirvi oltre. IHRI auspica che l’Italia faccia altrettanto, nel caso in cui l’Iran non prenda l’impegno di cambiare la sue leggi in materia.

Le violazioni dei diritti umani in Iran non riguardano, però, solo l’uso della pena di morte. La Re-
pubblica Islamica continua ancora oggi, nel terzo anno del mandato di Hassan Rouhani, a con-
dannare a pesanti pene detentive dissidenti, attivisti politici, difensori dei diritti umani, giornalisti, studenti, artisti, sindacalisti, membri di minoranze etniche, politiche e religiose che finiscono in carcere solo per l’esercizio del loro diritto alla libertà di opinione e espressione.

La Presidente di Iran Human Rights Italia ha anche ricordato al Presidente del consiglio Matteo Renzi che l’Iran vieta alle organizzazioni per i diritti umani indipendenti e al Relatore Speciale delle Nazioni Unte sui diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, di entrare nel Paese e di collaborare con le autorità locali per la tutela dei diritti fondamentali.

“Il ruolo che la storia assegna all’Italia in questo momento – conclude Cristina Annunziata – è cru-
ciale ed entusiasmante: fare dell’Iran un partner economico, commerciale e culturale sempre più

prezioso, ma senza che questo avvenga nell’oblio dei diritti e delle libertà di milioni di cittadini ira-
niani. L’Italia e il nostro governo sapranno essere all’altezza di questo compito”.

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