domenica, 23 aprile 2017

Alida Valli e De Santis in mostra

Alida Valli e De Santis in mostra

La Casa del Cinema ricorda una delle attrici più importanti del cinema italiano; Alida Valli e un grande regista come Giuseppe De Santis, nel centenario della nascita, con due mostre che saranno allestite per tutto il mese di aprile.

ALIDA VALLI
MOSTRA – RASSEGNA | RITRATTO DI UN’ATTRICE: ALIDA VALLI (3-28 aprile)

La mostra Ritratto di un’attrice: Alida Valli – curata da Giulio D’Ascenzo ed Elisabetta Centore per l’Associazione Teatroantico racconta la splendida favola di Alida Valli ripercorrendo le tappe fondamentali di una carriera che, in oltre cinquant’anni, ha attraversato tutte le stagioni del nostro cinema. Ad accompagnare la mostra ricca di foto, immagini, manifesti, locandine, libri ci sarà anche una rassegna di alcuni suoi film realizzata in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale.

La Mostra si concentra in particolar modo sui primi trent’anni di carriera dell’attrice, dal 1935 al 1965, e viene affiancata da una rassegna cinematografica realizzata in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale attraverso la quale è possibile apprezzare e ricordare la grande attrice scomparsa nel 2006.

Alida Valli esordisce giovanissima sul grande schermo, interpretando fin dall’inizio ruoli da protagonista e diventando ben presto l’attrice simbolo del cinema italiano del periodo fascista. Si afferma grazie ai film Manon Lescaut (1939) e Ore 9: lezione di chimica (1941) mentre la sua versatilità la impone nei ruoli drammatici di Luisa in Piccolo mondo antico di Mario Soldati (Premio speciale del conte Giuseppe Volpi di Misurata come. Miglior Attrice italiana dell’anno Festival di Venezia) e di Eugenia Grandet nell’omonimo film di Mario Soldati (Nastro d’Argento come miglior attrice).

Il produttore Selznick vorrebbe fare di lei la Ingrid Bergman italiana e per questo la convince a trasferirsi a Hollywood. Durante questo periodo recita in Il caso Paradine di Alfred Hitchcock, Il miracolo delle campane di Irving Pichel ed Il terzo uomo (1949) di Carol Reed e nel 1951 rientra in Italia. Pochi anni dopo fornisce una delle sue migliori interpretazioni nel capolavoro di Luchino Visconti, Senso (1954) e la sua fama si consolida sotto la direzione di registi quali Gillo Pontecorvo (La grande strada azzurra, 1957), Franco Brusati (Il disordine, 1962), Pier Paolo Pasolini (Edipo re,1967). Negli anni settanta si dimostra un’attrice molto versatile, lavorando con Valerio Zurlini in La prima notte di quiete (1972), con Mario Bava in Lisa e il diavolo (1972), con Bernardo Bertolucci in La strategia del ragno (1970) e nel kolossal Novecento (1976).

 

GIUSEPPE DE SANTIS
RASSEGNA | GIUSEPPE DE SANTIS, UN APPREZZATO PROFESSIONISTA DI SICURO AVVENIRE (3-24 aprile)

La Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia in collaborazione con l’Associazione Giuseppe De Santis festeggiano, a cento anni dalla nascita, uno dei maestri del cinema italiano con una rassegna di film da lui diretti e/o sceneggiati.

Nel centenario della nascita la Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia in collaborazione con l’Associazione Giuseppe De Santis non poteva esimersi dal festeggiare uno dei Maestri indiscutibili del cinema italiano con una rassegna dei film da lui diretti e/o sceneggiati in programma presso la Casa del Cinema dal 3 al 24 aprile.

 

Oltre al richiamo dell’ultimo film da regista di De Santis, nel titolo della rassegna, Un apprezzatoprofessionista di sicuro avvenire, si nasconde un’ironica quanto amara riflessione sul suo essere uomo di cinema in un mondo dello spettacolo a lui sempre più alieno. È come se De Santis avesse avuto, da una parte, coscienza di sé, delle proprie capacità di professionista del cinema e, dall’altra, con lucida e disincantata ironia vedesse la propria carriera di regista tutt’altro che sicura. È sufficiente scoprire le date della sua filmografia per capire le reali difficoltà per un maestro come lui di realizzare film: ben otto anni separano il suo ultimo lungometraggio da Italiani brava gente (1964). Non è un caso quindi che il primo cartello dei titoli di testa del film Un apprezzato professionista di sicuro avvenire reciti “Un film di Giuseppe De Santis” mentre l’ultimo “direttore artistico Giuseppe De Santis”. La prima formula si è venuta affermando nel corso degli anni ‘30 con il crescere dell’importanza della nozione di regista all’interno di una situazione di lavoro collettivo. Essa assume un significato particolare, come nel caso di De Santis, in quanto indica che il regista è il responsabile principale dell’opera. L’autore assoluto del proprio film nonostante le molte difficoltà.

 

Il 16 maggio 1997 Giuseppe De Santis se ne è andato lasciando un vuoto immenso. E come scrive l’Associazione Giuseppe De Santis (www.assodesantis.com): «Non potendo filmare egli stesso le storie che ideava con un mai sopito impulso creativo, negli anni di inattività forzata egli è comunque riuscito a trasmettere ai giovani la passione per la “settima arte”: negli anni ‘80 come insegnante di recitazione al prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia (tra i suoi allievi di allora c’è una fetta di attori del giovane cinema italiano: Iaia Forte, Roberto Di Francesco, Francesca Neri…), nell’anno accademico 1996-97 come docente di regia alla Nuova Università del Cinema e della Televisione di Roma»

 

Leggi anche