mercoledì, 13 dicembre 2017

Mauro Fiore vince l’Esposimetro d’oro

Mauro Fiore vince l’Esposimetro d’oro

Roma, 29 settembre – Va a Mauro Fiore l’Esposimetro d’Oro per un film straniero della 22^ edizione del Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica Gianni Di Venanzo. L’autore della fotografia statunitense, ma nato a Marzi in Calabria, è stato designato vincitore per la categoria film straniero per la fotografia de I magnifici 7 (2016) del regista Antoine Fuqua. Fiore nel 2010 aveva ottenuto il Premio Oscar per la migliore fotografia per il film Avatar di James Cameron.

Il riconoscimento sarà consegnato durante la cerimonia di premiazione che si terrà a Teramo il prossimo 14 ottobre 2017 nel cine teatro Comunale.

Biografia (da: Stefano Masi, Dizionario mondiale dei direttori della fotografia, vol. 1, 2009 Le Mani)
Direttore della fotografia americano, sebbene nato in Italia, a Marzi (CS) nel 1964, Mauro Fiore appartiene alla generazione che ha utilizzato il gusto e la cultura figurativa del video-clip musicale e del commercial de-luxe per nobilitare l’action-movie hollywoodiano di fascia alta, spesso in pellicole prodotte da indipendenti legati alla Warner. Per il suo lavoro nel thriller di James Cox  Highway (2001) ha ottenuto una nomination al Premiere Award in occasione dei Dvd Exclusive Awards. Nel 2010 poi è arrivata la consacrazione mondiale con l’Oscar ottenuto nella categoria miglior fotografia per il lavoro svolto nel film di James Cameron Avatar.

Nato in una famiglia di umili origini in un paesino dell’entroterra calabrese, nel 1971 lasciò l’Italia al seguito dei genitori che emigrarono negli Stati Uniti e si stabilirono a Chicago, aprendovi un negozio di marmi e ceramiche. Appassionato di calcio e fotografia, dal 1985 al 1987 studiò cinematografia al Columbia College di Chicago, dove ebbe tra i compagni di corso un altro europeo da poco immigrato negli States, il polacco Janusz Kaminski, di qualche anno più grande, che lo avrebbe aiutato in varie occasioni comportandosi quasi come un fratello maggiore. Completati gli studi, Fiore si spostò in California al seguito di Kaminski, il quale aveva ottenuto un lavoro come capo-elettricista nella factory del produttore e regista Roger Corman e lo fece assumere in veste di capo-macchinista. Tra la fine degli anni Ottanta ed i primi Novanta, giovandosi della solidarietà etnica fra giovani immigrati, ebbe la possibilità di lavorare dapprima come capo-macchinista, poi come capo-elettricista e quindi in qualità di operatore di macchina, nella troupe del direttore della fotografia di origine greca Phedon Papamichael e soprattutto in quella del polacco Kaminski, il quale nel frattempo aveva fatto rapidamente carriera. Al fianco di quest’ultimo partecipò alle riprese di importanti produzioni, quali il tv-movie Wildflower (1991) diretto dall’attrice Diane Keaton e soprattutto il kolossal spielberghiano in bianco e nero Schindler’s List (1993), che ottenne l’Oscar per la fotografia. L’anno precedente Kaminski lo aveva fatto esordire come operatore di macchina sul set del film per ragazzi The Adventures of Huck Finn (1992), diretto da Stephen Sommers. Questi successi fecero sì che Mauro Fiore ricevesse alcune proposte per girare i primi filmetti da direttore della fotografia. Nel 1993 firmò le immagini di un mediometraggio diretto dall’italo-americano Mark Pavia, Drag, al quale seguirono una serie di produzioni indipendenti piccole e medie, quali Soldier Boyz (1995) di Louis Morneau, girato on locations nelle Filippine, An Occasional Hell (1996; Una maledetta occasione) di Salome Breziner e la commedia drammatica di Robert Greenwald Breaking Up (1997; Breaking Up – Lasciarsi). Anche dopo l’esordio da direttore della fotografia, continuò per qualche anno a lavorare sotto la possente ala protettiva dell’ex-compagno di corso Janusz Kaminski, il quale gli diede l’opportunità di prendere parte con il più modesto ruolo di capo-elettricista ad altri kolossal spielberghiani, il secondo Jurassic Park (1997; Il mondo perduto – Jurassic Park) e il film storico sulla schiavitù Amistad (1997), dove non lavorò soltanto come capo-elettricista ma anche come direttore della fotografia della seconda unità. Essere un colto capo-elettricista in produzioni di grande portata come quelle spielberghiane, peraltro al fianco di un direttore della fotografia giovane e in prepotente ascesa, aveva un significato da non sottovalutare. Kaminski stava già preparando il salto verso la regia e quando potè dirigere la sua opera-prima, il fantasy apocalittico Lost Souls (1998; Lost Souls – La profezia), la scelta del direttore della fotografia cadde inevitabilmente sul giovane italiano che da tanti anni collaborava con lui. Le immagini di Lost Souls, segnate da una visibile tensione pittorica, rivelarono un talento che Mauro Fiore confermò successivamente nella fotografia di memorabili action movies, da Driven (2001) di Renny Harlin al bellissimo Training Day (2001) del nero Antoine Fuqua, il quale lo ha confermato anche nel successivo Tears of the Sun (2003;L’ultima alba), notturno film avventuroso ambientato per gran parte nella giungla nigeriana. Ma il giovane direttore della fotografia italiano non mancò di farsi coinvolgere in produzioni più autoriali, come il film di Wayne Wang The Center of the World(2001), girato in mini-DV e beta digitale. Lo specialista in film d’azione Michael Bay, che lo aveva già messo alla prova come direttore della fotografia della seconda unità per The Rock (1996) e il catastrofico Armageddon (1998; Armageddon – Giudizio finale), entrambi fotografati da John Schwartzman, gli ha affidato la responsabilità delle immagini per l’ambizioso kolossal fantapolitico The Island  (2005). Nella fotografia di questo fantasy si ritrova una certa influenza del gusto visivo dei commercials di raffinata fattura che negli ultimi anni Mauro Fiore ha iniziato a girare.

Negli ultimi anni Fiore cementa il rapporto artistico con il regista Antoine Fuqua firmando la fotografia di ben tre suoi film: The Equalizer – Il vendicatore (2014), Southpaw – L’ultima sfida (2015) e I magnifici 7 (The Magnificent Seven) (2016), remake del film omonimo del 1960 diretto da John Sturges.

 

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