martedì, 29 settembre 2020

Legge cinema: verso il modello francese?

Legge cinema: verso il modello francese?

Roma, 2 novembre (red.cin.) – La Francia come esempio e traccia per riscrivere il progetto di legge italiano sulla cinematografia. Lo ha proposto il dibattito organizzato da France Odeon a Firenze per approfondire le modalità di funzionamento del Centre National du Cinéma et de l’image animée e valutare la possibilità che proprio la sua formula, con le dovute modifiche, possa replicarsi anche in Italia. Un progetto che nasce dal sostegno del Festival diretto da Francesco Ranieri Martinotti -anche Presidente dell’Anac-  al tema lanciato in particolare nell’ultimo ddl sul cinema e l’audiovisivo, firmato Di Giorgi, Zavoli. Un tema delicato, quello sollevato dal convegno, sul quale, anche in streaming, è stato importante l’ascolto delle diverse sigle dell’associazionismo cinematografico: anche dalla Casa del Cinema di Roma, la stessa Anac guidata da Martinotti, i 100autori, WGI,  PMI Cinema e Audiovisivo/CNA e da Milano l’Agis Lombardia, oltre al SNCCI, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, mentre il Sngci, associazione dei giornalisti cinematografici, pur apprezzando la qualità e i risultati del modello francese, sostiene l’urgenza ormai ‘cronicizzata’ di nuovi provvedimenti, consapevole pero’ che la Francia e l’Italia operino sul cinema e sulla cultura nell’ambito di un quadro profondamente diverso di governante e anche di qualità del sostegno. Oltre la legge e il CNC, basti pensare al ruolo di un colosso della promozione come Unifrance, ma soprattutto chiedersi – come in streaming ha fatto durante il convegno Ettore Scola- se la visione italiana sulla governance, inevitabilmente trasferita ad un controllo ministeriale, avrebbe gli stessi risultati di un Centro come quello francese costruito su un’assoluta trasparenza nelle scelte di merito su programmi e progetti. Temi da sempre in discussione, sui quali ovviamente il modello francese non può’ comunque non essere un riferimento forte, che i francesi autorevolmente rappresentati a Firenze, hanno sostenuto in molti interventi, a cominciare da quello di un autore Oscar® come Hazanavicius, ospite del Festival e ben felice di portare la sua esperienza alla platea di France Odeon.

Nell’apprezzare l’idea che anche in Italia si possa pensare ad un soggetto unico nella gestione delle politiche di settore, sistemata anche da Marco Follini, presidente dell’Apt (che si occupa però,in realtà più di fiction che di cinema) François Hurard, responsabile degli affari culturali del Ministère de la Culture et de la Communication, ha valorizzato l’importanza di un organismo che nel suo paese ricopre il ruolo di mediatore degli interessi e delle esigenze di diverse categorie professionali del cinema. David Kessler, ex presidente del CNC ha richiamato la necessità di mantenere l’unità dei professionisti del cinema, che oggi più che mai considerano il CNC come la loro casa. Per Pascal Rogard, della SACD, associazione degli sceneggiatori  l’azione condotta dagli autori francesi insieme al CNC ha salvato il concetto di eccezione culturale che era stata recentemente messo in discussione. Dragoslav Zachariev, il neo addetto dell’audiovisivo dell’Ambasciata di Francia, ha ribadito la funzione fondamentale del CNC nel  garantire la « diversità » nella produzione cinematografica.

Anne-Dominique Toussaint, co-produttrice di Valeria Golino, per il film di Giuseppe Gaudino e del film di Luis Garrel  presentato a Firenze, ha spiegato come il cinema d’autore trovi un grande sostegno attraverso il sistema selettivo, garantito dalla professionalità dei componenti delle commissioni, il cui giudizio, in un confronto di alto livello, si esprime infine in maniera univoca. Proprio questo potrebbe essere il tema di una differenza tra la situazione politica francese e il quadro nel quale un provvedimento analogo renderebbe più complessa la garanzia di autonomia nel sistema delle commissioni ministeriali com’è strutturato oggi in Italia,

Ma il punto non è solo il CNC: Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, sulla scia di quanto affermato anche da Andrea Purgatori, a nome dei 100Autori, ha lanciato un allarme sul valore della storia: si rischia di far perdere alle nuove generazioni -ha detto- la memoria del proprio cinema e la capacità di conoscere la sua forza, per questo cìè urgente bisogno di occuparsi anche per legge della conservazione del film e anche recupero delle sale.

Nell’intervento finale la senatrice Rosa Maria Di Giorgi ha espresso l’impegno personale e della VII Commissione di Cultura ad ascoltare le categorie con la massima disponibilità tutte le sigle delle diverse categorie e ad accogliere le modifiche che vorranno  proporre tenendo sempre come priorità il ruolo delle sale e dell’esercizio.

 

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