mercoledì, 23 settembre 2020

La Fondazione Zeffirelli apre le porte a “Un nuovo volo su Solaris”

La Fondazione Zeffirelli apre le porte a “Un nuovo volo su Solaris”

Ad oltre 35 anni dall’uscita, Solaris, il capolavoro di Andrej Tarkovskij, continua ad ispirare. E non solo cineasti. Lo dimostra la mostra “Un nuovo Volo su Solaris” che dal 28 maggio al 31 luglio, sarà la prima ad essere ospitata alla Fondazione Zeffirelli a Firenze. Promossa dal Museo Anatolij Zverev di Mosca (Museo AZ) e dalla Fondazione Franco Zeffirelli raccoglie opere pittoriche, grafiche e scultoree degli artisti anticonformisti russi e connessi in diversi modo, al film di Tarkovskij. Le opere provengono dalla collezione del Museo AZ e dalla collezione privata di Natalia Opaleva, direttore generale del museo moscovita e produttrice della mostra, lavori dei suoi contemporanei, i maestri dell’underground sovietico attivi tra gli anni ’60 e gli anni ’80 del Novecento.
La curatrice del progetto è Polina Lobačevskaja, che occuperà le sale del complesso barocco di Palazzo San Firenze con un’installazione futuristica che ricorda una stazione spaziale, con 22 schermi per la proiezione di video che saranno composti da materiali fotografici e cinematografici unici legati all’opera di Andrej Tarkovskij.
Nella stessa sede saranno collocati anche i migliori lavori degli artisti russi della seconda metà del Novecento: Anatolij Zverev, Francisco Infante, Dmitrij Plavinskij, Dmitrij Krasnopevcev, Vladimir Jankilevskij, Vladimir Jakovlev, Lidija Masterkova, Petr Belenok, Ulo Sooster, Vladimir Nemuchin, Ernst Neizvestnyj, per un totale di 32 quadri e due sculture.
“Ci auguriamo che la collaborazione tra la Fondazione Zeffirelli e il Museo AZ – spiega Pippo Zeffirelli, vicepresidente dell’omonima Fondazione – possa dare adito ad un forte sodalizio di scambio artistico e culturale” mentre la consulente artistica della Fondazione, Caterina d’Amico ricorda che “un’artista come Tarkovskij è riuscito ad affondare delle importanti radici anche in Italia. Negli anni ’70 dopo un viaggio a Mosca ho avuto la fortuna di conoscere questi straordinari artisti russi, molti di cui erano “clandestini” e potevano far vedere le proprie opere solo presso le loro case”.

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