martedì, 26 settembre 2017

Il cinema dell’Azerbaigian a Roma

Il cinema dell’Azerbaigian a Roma

Roma, 29 giugno (Romano Milani) – L’Azerbaigian, adagiato, con un occhio verso la Russia, tra l’Armenia e il mar Caspio dove si affaccia la capitale Baku e quindi Paese asiatico, per motivazioni storiche e culturali e per quanto possa sembrare sorprendente, è considerato spesso uno Stato europeo tanto che è membro del Consiglio d’Europa. Con l’Italia, poi, ha un vincolo ancora più stretto: Essad Bey, pseudonimo di Lev Nussimbaum, il più importante scrittore azerbaigiano, nel 1933 approdò nel nostro Paese dopo molte traversie familiari e personali. E proprio in Italia conobbe il successo: quasi tutti i suoi libri, biografie di Lenin e Stalin e vari saggi sulla Unione sovietica (tutti duramente critici), di Nicola II, di Reza Pahlavi e sul mondo islamico sono stati tradotti nella nostra lingua dagli editori più qualificati: Sonzogno, Bemporad, Treves. Essad Bey, però era di origine ebraica e il suo anticomunismo gli servì –  ma solo temporaneamente – da salvacondotto anche dopo l’approvazione delle leggi razziali. Non fu arrestato né rispedito in Germania, ma progressivamente isolato e infine confinato a Positano dove, gravemente ammalato, morì nel 1942 ad appena 37 anni.

Il cinema (perché è di questo che dobbiamo parlare) in Azerbaigian nasce nel 1898 con una serie di documentari sulla storia dell’industria petrolifera di Baku e appena una quindicina di anni dopo, nel 1915, mentre  l’Europa è dilaniata dal conflitto mondiale, viene girato il primo lungometraggio. Nel 1923 nasce l’Ente Foto e Cinema dell’Azerbaigian che ha conosciuto durante l’epoca sovietica e soprattutto tra gli anni ’50 e ’80 uno sviluppo notevole con titoli rimasti nel patrimonio cinematografico del Paese. Dopo la riconquista dell’indipendenza, nel 1991, la stessa industria cinematografica ha rispecchiato la nuova realtà dell’Azerbaigian, con un cinema sempre più partecipe del contesto internazionale.

Un cinema di cui abbiamo cominciato ad avere un po’ più di conoscenza in Italia con la prima edizione del Festival del Cinema azerbaigiano, ospitato nella romana Casa del cinema, con 7 lungometraggi e 2 documentari, con temi che spaziano dalla storia alla realtà contemporanea dell’Azerbaigian. Ad inaugurarlo è stato il film tratto dal romanzo Ali e Nino, caposaldo della letteratura azerbaigiana e che (per tornare ai legami con il nostro Continente) comincia con la domanda: “Ma noi di Baku siamo europei o orientali?”

Il film, come hanno tenuto a sottolineare i rappresentati cinematografici e diplomatici dell’Azerbaigian, vanta un cast internazionale tra cui il nostro Riccardo Scamarcio, il regista premio Oscar Asif  Kapadia, lo sceneggiatore Christopher Hampton con la produzione esecutiva di Leyla Aliyeva, vice Presidente della Fondazione intitolata a Heydar Aliyev, defunto ex Presidente della Repubblica di Azerbaigian.

Leggi anche