venerdì, 20 ottobre 2017

Gli autori per nuove quote di investimento tv e piattaforme digitali

Gli autori per nuove quote di investimento tv e piattaforme digitali

Roma, 29 settembre – . Le associazioni degli autori italiani (100autori, Anac, Asifa, Doc/it e WGI) rispondono in modo unitario alle allarmate proteste dei broadcaster suscitate dal Decreto Legislativo che prevede l’aumento degli investimenti obbligatori sui prodotti audiovisivi nazionali e delle loro quote di programmazione sulle varie piattaforme di distribuzione, Decreto che sta per essere presentato in Consiglio dei Ministri.

Gli scenari paventati dai broadcaster che denunciano il rischio di “impatti negativi a livello economico ed editoriale per il sistema radiotelevisivo”, cui  è seguito l’invito al Ministro Franceschini affinché  riveda la sua proposta di modifica del Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici (Tusmar), non trovano gli autori d’accordo.

Il decreto prevede, infatti, l’obbligo di aumentare progressivamente gli investimenti e la programmazione di prodotti audiovisivi italiani ed europei da parte delle emittenti televisive e delle piattaforme a pagamento e on line (per esempio Netflix, Google, Amazon e altre) del nostro paese. Per gli autori questo principio potrebbe attivare un circolo virtuoso in grado di incrementare la concorrenza – e quindi la qualità – nel cinema e nella fiction TV, nei documentari e nelle opere d’animazione, e di stimolare la crescita industriale di tutto il settore. Nel Decreto, inoltre, viene integrata, allineandosi alla normativa europea, l’attuale definizione di “produttore indipendente”,  una figura sempre più strategica nel rinnovato paesaggio audiovisivo.

Gli autori ribadiscono pertanto il ruolo determinante che il nuovo quadro legislativo può ricoprire per la ridefinizione di linee e modelli editoriali capaci di innovare forma e contenuto della creazione cinematografica e televisiva, soprattutto a vantaggio di un pubblico sempre più esigente.

Nonostante vi siano ancora alcuni elementi di criticità – come la scarsa incisività della disciplina sanzionatoria, l’assenza di un prelievo alle OTT, le imprese che forniscono, attraverso la rete Internet servizi e contenuti (soprattutto video) e che sono prive di una propria infrastruttura e agiscono al di sopra delle reti (da qui l’espressione Over the top, in acronimo OTT), come previsto dalla direttiva europea, o le limitazioni applicate alle sottoquote relative all’animazione – gli autori ritengono che l’afflusso di nuove risorse, garantito dalla nuova legge, costituisca una grande opportunità per competere finalmente ad armi pari sul mercato internazionale.

 

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