sabato, 19 ottobre 2019

Esposimetro d’oro alla carriera per il direttore della fotografia John Bailey

Esposimetro d’oro alla carriera per il direttore della fotografia  John Bailey

Roma, 14 settembre –  La giuria della 24^ edizione del Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica Gianni Di Venanzo ha deciso di assegnare l’Esposimetro d’Oro alla Carriera a John Bailey, direttore della fotografia statunitense che ha legato il suo nome, tra gli altri, ai registi Lawrence Kasdan e Paul Schrader.
Bailey, che fino allo scorso mese di agosto è stato il Presidente dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’organizzazione che assegna ogni anno i Premi Oscar, ha accettato con entusiasmo l’invito rivoltogli da Teramo Nostra ad essere presente a Teramo, il prossimo 12 ottobre 2019, per ritirare il premio nel corso della gran cerimonia di consegna degli Esposimetri d’Oro che si terrà nel cine teatro Comunale.

John Bailey, 72enne direttore della fotografia e regista americano, nato a Moberly in Montana il 10 agosto 1942, è uno dei migliori eredi della lezione di Nestor Almendros, dando corpo alle ossessioni visuali di Lawrence Kasdan e Paul Schrader, per i quali ha lavorato a lungo… Come direttore della fotografia, Bailey è stato premiato al Festival di Cannes per le immagini di “Mishima” (1984) di Schrader; ha vinto l’Independent Spirit Award per il suo lavoro in “Tough Boys Don’t Dance” (1988) di Norman Mailer…
All’epoca dei suoi studi alla Loyola University, nei primissimi anni Sessanta, viaggiò in Europa… fu il messaggio libertario veicolato dalla Nouvelle Vague francese ad avvicinarlo al linguaggio del film… Non fu affatto breve il suo apprendistato professionale: per sette anni lavorò come assistente operatore e per altri quattro come operatore alla macchina, nelle troupe di Chuck Rosher, Don Peterman, Nestor Almendros e Vilmos Zsigmond. Esordì come direttore della fotografia al principio degli anni Settanta… Ma il film che lo fece apprezzare in tutto il mondo fu “American Gigolo” (1979), diretto da Paul Schrader, raggelato thriller dostoevskiano in cui una luce
di grande purezza diventa il controcanto al senso di perdizione che aleggia sui protagonisti, ma allo stesso tempo rende omaggio alla bellezza del corpo di Richard Gere, fasciato negli abiti di Armani. Da Almendros…aveva ereditato una straordinaria sensibilità per la luce naturale, che apparve evidente in “Ordinary People” (1980; Gente comune) di Robert Redford…

 

Nella prima metà degli anni Ottanta Bailey sfornò una serie di raffinati film che lo imposero all’attenzione generale come il più talentuoso tra i nuovi nomi della fotografia cinematografica americana: l’iperealismo di “Cat People” (1981), dove evitò la trappola delle vecchie strategie del noir, e visionaria di “Mishima”, enrambi diretti da Schrader, posero questo colto direttore della fotografia decisamente al di sopra degli standard del cinema americano medio… Bailey seppe la ricetta luministica inventata per Schrader ad un altro cineasta americano che si sul terreno di una raffinata ricerca autoriale, Lawrence Kasdan. Per quest’ultimo negli Ottanta girò vari lungometraggi, in una chiave cromatica meno gelida ma comunque assai , che attraverso il tocco morbido della luce esprimeva una malinconia intellettuale, adattasia alla nostalgia generazionale di “The Big Chill” (1982; Il grande freddo), sia al meta western
crepuscolare “Silverado” (1984), sia all’indagine esistenziale di “The Accidental Tourist” (1988; per caso)…
Fino ai primissimi anni Novanta Bailey rappresentò un modello di direttore della fotografia ingrado di imporre uno stile personale ma non soverchiante a film di raffinata fattura e di notevoliambizioni autoriali…> (Stefano Masi, Dizionario mondiale dei direttori della fotografia, 2007 – LeMani).

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